La criminalità economica delle imprese: un fenomeno sommerso che minaccia la legalità
di Vincenzo Testagrossa

La criminalità economica è la forma di illegalità più silenziosa e, forse, più pericolosa del nostro tempo; non si manifesta con la violenza delle armi, ma con la potenza delle frodi, dei bilanci falsi, delle fatture gonfiate, del riciclaggio. È la criminalità “dei colletti bianchi”, capace di intaccare l’etica del mercato e la fiducia nelle istituzioni, spesso senza lasciare tracce visibili; a teorizzarlo per primo fu il criminologo americano Edwin Sutherland, che nel 1939 coniò l’espressione White Collar Crime. Egli descrisse un fenomeno diffuso tra imprenditori e dirigenti che, protetti dal loro status sociale, commettono reati economici per interesse, ovvero, per potere.

Oggi, quelle intuizioni del criminologo Sutherland, restano attualissime: le imprese possono diventare strumento o vittima di condotte fraudolente, da parte di manager, soci o reti criminali più organizzate. Dalle falsificazioni di bilancio al riciclaggio, dalle frodi fiscali, fino alle estorsioni nei confronti dei lavoratori; la criminalità economica colpisce il cuore del sistema produttivo. Non è solo una questione di danno economico, ma anche di perdita di fiducia nella concorrenza leale e nella giustizia. In Italia, la normativa ha introdotto strumenti sempre più severi: dal D.lgs. 231/2001, che estende la responsabilità penale alle società, al Codice Antimafia (D.lgs. 159/2011), fino alle misure di prevenzione patrimoniali e personali.
Una domanda che la criminologia si è posta è la seguente: criminali in materia economica si nasce o si diventa? Volendo, brevemente, rispondere a questa domanda, di particolare interesse risulta essere, anche e soprattutto, il profilo psicologico dell’autore di reati economici: spesso non è un criminale per bisogno, ma per convinzione; gli studi sul disturbo antisociale di personalità, mostrano che molti “colletti bianchi” agiscono senza empatia o senso di colpa, mossi da ambizione, narcisismo e desiderio di dominio. Come spiega lo psicologo Robert Hare, il “criminale di successo” è colui che manipola regole e persone, per raggiungere i propri obiettivi, mantenendo un’apparenza di rispettabilità.

Contrastare la criminalità economica, non significa solo punire, ma anche prevenire; ed invero, le imprese possono investire in sistemi di controllo interno, trasparenza amministrativa e formazione etica del personale, al fine di creare una sorta di “difesa attiva” delle aziende che passa dalla conoscenza delle regole e dalla collaborazione con le istituzioni. Solo una cultura della legalità condivisa può proteggere l’economia sana da chi, in nome del profitto, ne mina le fondamenta. La criminalità economica non è un reato d’élite: è un furto collettivo che danneggia lavoratori, cittadini e Stato. Restituire visibilità a questo fenomeno significa difendere, non solo l’economia, ma la giustizia e la fiducia, che tengono insieme la nostra società.
dott. Vincenzo Testagrossa, Funzionario E. Q. Settore finanziario Ente Pubblico – Commercialista; esperto in Sociologia Forense, dei Processi economici e del Lavoro






