Viaggio nel potere globalizzato

di Rosario Fittante

Le moderne società contemporanee sono caratterizzate da una grande varietà di strutture politiche, economiche e sociali, con forme di governo e organizzazione sociale che influenzano la vita dei cittadini secondo regole condivise, e con relativo bilanciamento dei poteri.Queste forme di governo hanno in comune un concetto che si chiama, “Democrazia Liberale”, con i suoi limiti e con le tante incongruenze tipiche delle società democratiche, che rimangono comunque il solo baluardo a difesa di quelle libertà, che ci consentono di vivere liberamente, di poter dissentire, di scegliere e programmare il futuro, dove andare in vacanza, della libertà di voto ecc… Le nostre società oggi sono sempre più interconnesse; gli individui, attraverso “la rete”, interagiscono con altri individui di paesi e culture diverse, senza alcuna barriera, annullando qualsiasi confine geografico. In democrazia i temi ricorrenti sono i diritti umani, le questioni di genere, l’inclusività, la sostenibilità, la lotta alla povertà, l’economia, i diritti sociali ecc… Nonostante la persistenza delle disuguaglianze sociali ed economiche, la democrazia è, e resta ancora, l’unico strumento valido per mantenere intatti i valori e le conquiste sociali. Nuovi paradigmi, come l’intelligenza artificiale, la biotecnologia e la digitalizzazione, stanno modificando le strutture sociali, le relazioni, i modi di vivere, il lavoro e la famiglia. Il digitale produce opportunità, ma allo stesso tempo rende aleatorio il mondo del lavoro (F. Morace). Viviamo in una società sempre più “fluida”, “liquida” (Bauman), “gassosa” (F. Morace), gli individui sono sottoposti continuamente a veri e propri “stress test” sociali. Comprendere il potere globalizzato, significa riconoscere la nostra interconnessione e il ruolo che ognuno di noi gioca nel plasmare il futuro di un mondo sempre più senza confini. I sistemi di governo delle società contemporanee variano in modo significativo a seconda della storia, della cultura di riferimento e delle esigenze politiche di ciascun paese. Nei Paesi occidentali sono organizzati secondo principi democratici.

Il rapporto tra potere e democrazia è un tema centrale nello studio dei fenomeni politici. È, fondamentale, comprendere le diverse forme di governo attraverso il contrasto tra autocrazia e democrazia, analizzando le società contemporanee e i loro potenziali rischi, in un rapporto antitetico.

L’autocrazia è un sistema di governo in cui un singolo individuo o un ristretto gruppo detiene il controllo assoluto, senza renderne conto alla popolazione o ad altre istituzioni politiche. Tenere un faro acceso, attraverso la lente dell’osservatore sociale, sui rischi intrinsechi, che ogni forma di governo può subire, può essere di grande aiuto.

Nel libro “Economia e società (1978), Max Weber descrive la burocrazia come uno strumento di consolidamento del potere per gli autocrati che creano sistemi burocratici ad hoc, per gestire e stabilizzare il loro regime. L’immagine tipica di uno stato autocratico, si manifesta attraverso il controllo totale, dove l’autocrate controlla l’esercito e la polizia, per sottomettere il popolo “ribelle”.

Anne Elizabeth Applebaum, giornalista e saggista, vincitrice nel 2004 del premio Pulitzer, afferma che la rappresentazione delle autocrazie nel XXI secolo, ha scarsa attinenza con la realtà, in quanto ne ignora l’evoluzione. Oggi, le autocrazie non sono governate da un solo “cattivo”, ma da reti sociali sempre più sofisticate. Queste reti connettono strutture finanziarie, servizi di sicurezza-militari, paramilitari e di polizia di vari paesi, con esperti di tecnologia che forniscono sorveglianza, propaganda e disinformazione. I membri di queste reti operano come un agglomerato di aziende, tenute insieme non dall’ideologia, ma dalla determinazione a preservare il proprio potere e la ricchezza personale da un nemico comune: “il mondo democratico e i suoi valori”. Questa rete si stringe sempre di più attorno alle moderne democrazie, insinuandosi nelle loro crepe, per disconoscerne i valori.

Il potere è uno degli strumenti più affascinanti e pericolosi nelle mani degli autocrati. Il meccanismo che alimenta il desiderio di controllo è la paura di perdere il potere, che diventa un’ossessione che spinge gli autocrati a eliminare qualsiasi forma di opposizione e a manipolare leggi e istituzioni. L’autocrate si auto-legittima attraverso gli organi d’informazione a lui favorevoli e costruisce un nemico comune. Una volta consolidati questi meccanismi, la manipolazione degli individui diventa un modus operandi per la ricerca del controllo totale.

  • La Violenza Simbolica (Bourdieu): Pierre Bourdieu ha introdotto il concetto di violenza simbolica per definire l’imposizione di una visione del mondo attraverso le istituzioni e la cultura. Nei regimi autocratici, essa è usata per mantenere l’ordine sociale attraverso il controllo delle ideologie, delle rappresentazioni collettive e delle credenze. La manipolazione culturale è un aspetto fondamentale del potere esercitato in modo sistematico da autocrazie, ma anche dai populisti.
  • Il Totalitarismo (Arendt): Hanna Arendt ha definito il totalitarismo come una forma di potere che distrugge le libertà e la capacità di agire autonomamente degli individui.
  • Il fallimento dell’Esportazione della Democrazia: per anni gli stati occidentali hanno affermato che, il modello democratico occidentale potesse essere esportato nei paesi illiberali, basandosi sulla tesi che la diffusione della democrazia nel mondo avrebbe ridotto i rischi di guerra. Questa tesi è stata confutata dai risultati storici successivi alla caduta del muro di Berlino

Il rapporto tra il potere e la democrazia è un tema centrale della sociologia politica, con la contrapposizione tra autocrazia e democrazia che è fondamentale per analizzare le società contemporanee e i loro potenziali rischi.

Oligarchia e Democrazia (Pareto, Mosca, Michels)

Secondo le teorie di Pareto, (1916) – Mosca, (1896) – Michels, (1911), In ogni società (inclusa quella democratica), il potere tende a concentrarsi nelle mani di una minoranza organizzata. Questa prospettiva evidenzia un rischio potenziale: anche i partiti politici democratici sviluppano strutture oligarchiche e la democrazia tenderebbe a degenerare in una forma di governo controllata da un’élite ristretta.

I Pericoli della Democrazia (Tocqueville)

Nel 1831 Alexis de Tocqueville (1805,1859) dopo un viaggio negli Stati Uniti nel 1831-1833, scrisse il trattato politico-sociale “La Democrazia in America”.

  1. Le Potenziali Debolezze: nel secondo volume del trattato, Tocqueville fa una riflessione sul futuro della democrazia negli Stati Uniti e sui potenziali pericoli. Egli scrive che la democrazia ha la tendenza a degenerare, descrivendola come “dispotismo addolcito” o dispotismo non tirannico”.
  2. Quattro Rischi: Secondo Tocqueville, la democrazia in America aveva alcune potenziali debolezze: Il dispotismo popolare. La tirannia della maggioranza, la centralizzazione del potere, l’assenza di libertà intellettuale, nuova Aristocrazia e Religione; aggiunge anche la scarsa assistenza ai più deboli e la paura della nascita di una nuova aristocrazia, “quella dei Tycoon”, ossia dei grandi proprietari industriali (l’aristocrazia industriale). Egli osserva che l’unico ruolo positivo che può essere giocato dalla religione è dovuto alla separazione dal governo, che deve essere “laico”. La sua analisi è una riflessione sulle tensioni tra libertà individuale e uguaglianza, elementi centrali di ogni sistema democratico.

Potere Globalizzato e Società del Rischio (Beck)

Secondo Ulrich Beck (1934-2015), il potere si è ormai globalizzato, attraverso nuove forme, che non sono facilmente controllabili dai singoli stati nazionali, in quanto nelle società contemporanee esso è sempre più diffuso e meno gerarchico.

  1. Frammentazione e Rischio: Il potere non è solo nelle mani di istituzioni statali o élite tradizionali, ma è frammentato ed esercitato attraverso reti, media e organizzazioni internazionali. Nel mondo moderno/post-moderno, il potere si lega esclusivamente alla capacità di gestire, controllare o influenzare i rischi. Chi controlla l’informazione e riesce a manipolare la percezione del pericolo esercita una forma di potere.
  2. Gestione del Rischio: le politiche pubbliche e le decisioni politiche seno sempre più orientate alla gestione dei rischi: (ambientali, tecnologici, sanitari ecc.). Il potere politico si confronta con l’incertezza di controllare completamente i fenomeni moderni.
  3. Individualizzazione: Beck parla anche di un processo di “individualizzazione”, per cui gli individui sono sempre più soli a gestire le loro vite, in un contesto di incertezza, il che porta ad una nuova relazione con il potere, dove le responsabilità si disperdono e, disuguaglianze e dipendenze, non scompaiono. Beck vede il potere non solo come dominio, e coercizione, ma anche come una complessa rete di relazioni, conoscenze e capacità di gestione del rischio, in un mondo incerto e globalizzato. (La Società del Rischio Beck 1986).

Byung-Chul Han, uno dei maggiori pensatori contemporanei, sostiene che la diffusione dell’informazione nell’era digitale ha trasformato le dinamiche di potere nella democrazia.

  • Dominio dell’informazione: il potere non è più esercitato attraverso il “regime disciplinare, basato sul controllo” (tipico del capitalismo industriale), ma attraverso “il dominio dell’Infocrazia, un regime dell’informazione e del capitalismo della sorveglianza”. Ciò che conta per il dominio è l’accesso e il controllo dei dati e delle informazioni, non più il possesso dei mezzi di produzione.
  • Dissoluzione della Verità: Il costante flusso incontrollato di informazioni, spesso non verificate (fake news), porta alla dissoluzione della verità fattuale. L’informazione si scollega dalla realtà, generando un universo “de-fatticcizzato” che scompare con le realtà fattuali.
  • Frammentazione e Manipolazione: La comunicazione digitale è dominata dalla velocità e dalla frammentazione (tweet e meme). Invece di un confronto di idee, si assiste a una “guerra dell’identità”, dove ognuno ascolta solo se stesso. L’individuo crede di essere libero e performante (clicca, mette like, posta ecc.), ma in realtà è manipolato e sfruttato come ”bestia da dati” nella sua prigione digitale.
  • I Potenziali Rischi del Potere Globalizzato: i rischi del potere globalizzato secondo il World Economic Forum, interessano l’economia, l’ambiente, la società e la politica. Rischio Economico e Finanziario: L’interconnessione globale amplifica e diffonde crisi, rendendo i sistemi più vulnerabili. L’aumento delle disuguaglianze alimenta il divario tra ricchezza e povertà, insieme al divario tra il nord e sud del mondo. L’interdipendenza dei mercati finanziari e delle catene di approvvigionamento globali può portare rapidamente a una crisi economica (come quella del 2008) e propagarsi in tutto il mondo. Vi è il rischio sistemico, come il fallimento di una grande banca che innescherebbe una reazione a catena, minacciando l’intero sistema finanziario globale. La concentrazione del potere economico nelle mani delle grandi corporazioni multinazionali, che acquisiscono un potere immenso, spesso superiore a quello degli Stati Sovrani. La continua ricerca di costi di produzione più bassi e di maggiori profitti spinge alla delocalizzazione delle industrie verso aree più vantaggiose, causando alti costi sociali (disoccupazione e tensioni sociali). Rischio Ambientale e Climatico: il modello del potere globalizzato, per raggiungere i propri obiettivi economici rischia di aggravare la crisi climatica e ambientale a causa della produzione intensiva su larga scala. Questo modello soddisfa il consumismo intensivo della società occidentale ma, con la crescente domanda di beni e servizi, contribuisce inconsapevolmente alla crisi climatica, con grossi rischi a lungo termine agli eco sistemi.

Dott. Rosario Fittante (Direttivo Deputazione ASI Calabria)


1 Commento

Giovanni Rissone

31 Ottobre 2025 at 3:46 pm

Bravo, ben scritto, ma siamo solo agli inizi. Con l’avvento dell’I.A. che ormai è entrata prepotentemente nei social, nelle APP che usiamo, nel mondo del lavoro in generale, non permettono all’individuo medio di poter ragionare con il proprio cervello ormai bug..izzato da informazioni manipolate dai pochi eletti. Dovremmo tornare indietro di qualche decennio per renderci più consapevoli e meno automi.

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