Dalla Sociatria Moreniana alla Sociatria Performativa: Ivan Cuvato come Prosecutore della Tradizione di Jacob L.
di Antonio Rossello
Il presente studio analizza la continuità teorica e metodologica tra la sociatria elaborata da Jacob Levi Moreno (1889-1974) e la Sociatria Performativa sviluppata dall’artista italiano Ivan Cuvato (n. 1954). Attraverso un’analisi comparativa dei fondamenti epistemologici, delle pratiche operative e degli obiettivi trasformativi, la ricerca dimostra come Cuvato rappresenti un prosecutore innovativo del pensiero moreniano, adattandone i principi fondamentali al contesto dell’arte contemporanea e dei social media. Lo studio evidenzia le convergenze relative ai concetti di spontaneità creativa, azione trasformativa, teatro sociale e terapia collettiva, individuando al contempo le specificità della traduzione estetica operata da Cuvato. Emerge un quadro in cui la Sociatria Performativa si configura come evoluzione necessaria della sociatria moreniana, per affrontare le patologie sociali del XXI secolo.
Parole chiave: Sociatria, Psicodramma, Sociodramma, Arte Performativa, Jacob L. Moreno, Ivan Cuvato, Terapia Sociale, Sociometria

1. Introduzione
1.1 Premessa storico-teorica
Il concetto di “sociatria” nella sua accezione moderna è stato formalmente coniato da Jacob Levi Moreno negli anni ’30 del Novecento, con l’ambizioso proposito di diagnosticare e curare le patologie della società, attraverso metodologie derivate dallo psicodramma e dalla sociometria (Moreno, 1953). Moreno fu definito “l’uomo che portò la gioia e il sorriso nella psichiatria” e tutte le sue innovative teorie e metodi erano basati su una nuova forma di ricerca attiva (action methods) e su un nuovo approccio sistemico della psichiatria sociale.Nel 1922 Moreno iniziò ad elaborare lo psicodramma come modalità di intervento, mirante ad intervenire sul sistema di relazioni interpersonali dei singoli o dei gruppi, introducendo nella psicologia contemporanea, i cosiddetti ‘metodi attivi’. Nel 1921 fondò il teatro della spontaneità a Vienna, e la sera del 1 aprile 1921 ebbe luogo la prima dimostrazione di sociodramma: dopo aver affittato il Komodienhaus, lasciò una poltrona vuota sul palcoscenico, invitando i presenti a sedervisi e ad agire il ruolo del re. Quasi un secolo dopo, l’artista italiano Ivan Cuvato (nato a Gela nel 1954, residente ad Albisola) ha sviluppato un approccio artistico denominato “Sociatria Performativa”, che coniuga l’arte alla terapia sociale in modo originale, ma profondamente radicato nella tradizione moreniana. La Sociatria Performativa si pone come un processo terapeutico collettivo, un’arte che non si limita all’estetica, ma agisce sulla psiche sociale, provocando reazioni emotive e stimolando riflessioni critiche.
1.2 Obiettivi della ricerca
Il presente studio si propone di:
- Identificare i principi fondamentali della sociatria moreniana
- Analizzare le caratteristiche della Sociatria Performativa di Cuvato
- Evidenziare le continuità teoriche e metodologiche tra i due approcci
- Individuare gli elementi di innovazione introdotti da Cuvato
- Valutare il contributo della Sociatria Performativa all’evoluzione del paradigma sociatrico
2. Quadro Teorico: La Sociatria secondo Jacob L. Moreno

2.1 Fondamenti epistemologici
La sociatria moreniana si fonda su una concezione dell’umanità come “reale ed organica unità sociale”, che “si dispone e si ripartisce nello spazio secondo una legge di gravitazione sociale”, basata sulle affinità fra gli individui. Partendo dalla concezione secondo cui l’uomo è essenzialmente un essere sociale, la sociometria riconosce e utilizza le connessioni che si evincono dalle scelte compiute nella vita quotidiana, mediante lo studio della reciprocità dei ruoli, la telè e la catarsi. Colpito da un’idea fissa – ossia che ognuno di noi è dotato di una natura primordiale immortale e sacra, che si esprime attraverso la creatività – Moreno si dedica alla progettazione e realizzazione di un metodo, in grado di far fluire questa creatività in modo spontaneo, senza attriti con il circostante. Lo studio delle leggi che garantiscono la sopravvivenza sociale e le tecniche terapeutiche ad esse collegate, costituisce il fondamento della sociometria, disciplina che si articola in quattro componenti:
- SOCIONOMIA: la scienza che studia le leggi sociali
- SOCIODINAMICA: le componenti dinamiche
- SOCIOMETRIA: gli aspetti quantitativi
- SOCIATRIA: le dimensioni patologiche e terapeutiche
2.2 I metodi attivi: psicodramma e sociodramma
Moreno credeva che il modo migliore per un individuo di rispondere in modo creativo a una situazione fosse attraverso la spontaneità, cioè attraverso la prontezza ad improvvisare e rispondere nel qui ed ora. L’attenzione di Moreno per l’azione spontanea, venne sviluppata nel Teatro della Spontaneità, che fondò a Vienna nei primi anni venti. È significativo un episodio della vita di Jacob Moreno: nel 1912 assistette ad una lezione di Freud, al quale disse “Ebbene, dottor Freud, io comincio dove lei finisce. Lei incontra le persone nel setting artificiale del suo ufficio. Io le incontro nelle strade e nelle loro case, nel loro ambiente. Lei analizza i loro sogni. Io do loro il coraggio di sognare ancora. Lei le analizza e le scompone. Io consento loro di agire i loro ruoli conflittuali e le aiuto a comporre le parti separate”. Il sociodramma è un metodo di ricerca attiva e profonda, che analizza le relazioni tra gruppi e la formazione delle credenze collettive. La differenza con lo psicodramma risiede nel fatto che, quest’ultimo, agisce in microcosmi individuali, mentre il sociodramma agisce sul gruppo e sul modo in cui questo si forma a partire dai ruoli individuali e culturali.
2.3 La sociometria come strumento diagnostico
L’atomo sociale è la struttura infinitesima della socialità e rappresenta il nucleo di ogni rapporto; i vari rapporti costituiscono, invece, la cosiddetta rete sociometrica. Il tele è la forza innata che tiene uniti i gruppi, è struttura primaria di comunicazione tra gli individui ed è perciò un motore fondamentale della terapia. Il tele è assimilabile all’empatia, ma, mentre quest’ultima può essere anche unidirezionale, il tele è intrinsecamente bidirezionale. In collaborazione con Helen Jennings, Moreno studiò una comunità di ragazze in un istituto di detenzione, dal punto di vista sociometrico, cioè misurando le tensioni affettive e i livelli di vicinanza, distanza e reciprocità tra i membri del gruppo.
2.4 La visione utopica e politica
Moreno aspirava a creare “una specie di terapia universale per i mali che affliggono l’umanità”, utilizzando l’arte, la spontaneità e il teatro, come strumenti di trasformazione sociale. La sua ambizione includeva l’idea di un “governo sociometrico” che permettesse alla reale organizzazione della collettività, di esprimersi nella sua pienezza.
3. La Sociatria Performativa di Ivan Cuvato
3.1 Biografia e contesto artistico
Ivan Pietro Cuvato nasce a Gela (Caltanissetta) il 10 settembre 1954. Dai 6 agli 8 anni studia nel Collegio di San Pietro di Caltagirone, dove si appassiona al disegno di immagini sacre. Nel 1962 si trasferisce in Liguria, stabilendosi ad Albisola. Lavora come carrozziere dai primi anni ’70 fino all’inizio degli anni ’90, dedicandosi poi esclusivamente all’Arte. La frequentazione dei grandi maestri della ceramica ligure (Sabatelli, Salino, Sassu, Scanavino, Cherchi) e l’immersione nella tradizione artistica albisolese, hanno profondamente influenzato la sua formazione. Appartiene alla generazione hippy e adotta un approccio libero alle problematiche pittoriche, con influenze dalla Pop Art.
3.2 Definizione e caratteristiche della Sociatria Performativa
Non negando la paternità del termine a Jacob Levi Moreno, per affinità elettiva, Cuvato si avvicina sul piano internazionale alla concezione del messicano Pedro Reyes, il quale intende la sociatria come “l’arte o la scienza di curare la società”. Cuvato incarna la figura di un moderno sciamano urbano che, attraverso la sua estetica e la sua presenza, invita lo spettatore a interrogarsi su ciò che vede e su ciò che, invece, rimane nascosto. Attraverso performance e installazioni, come La Morsa del Potere (2022), Cuvato agisce sulla “psiche sociale”, configurandosi come “moderno sciamano urbano”, il cui obiettivo è provocare un risveglio critico.
3.3 Metodologie operative
La pratica artistica di Cuvato si articola su tre livelli:
- Pittura informale come sociogramma emotivo. L’uso del colore come materia primaria – testimoniato dai titoli delle sue mostre (“Il colore sono io”, “Ho perso la testa nel colore”, “Ne faccio di tutti i colori”) – costituisce un linguaggio diagnostico delle tensioni sociali. L’utilizzo delle pagine di giornale come base pittorica connette direttamente l’arte all’attualità sociale.
- Performance pubbliche. Negli anni, numerosi eventi, video e fotografie documentarie mostrano come l’artista abbia stupito un nutrito pubblico di appassionati, con performance in cui appare quasi trasfigurato. Le sue azioni performative trasformano spazi urbani e social media, in teatri della spontaneità contemporanei.
- Attivismo sociatrico digitale. Cuvato dimostra una naturale capacità di influencer, ben supportata e sviluppata dai social media. Ha saputo cogliere l’obiettivo finale di radunare un pubblico mirato che segue ogni suo post e lo tratta come una figura emblematica. L’influenza di don Andrea Gallo, ha segnato l’impegno civile di denuncia che l’artista albisolese aveva già avviato, conferendogli maggiormente lo slancio e l’incisività grazie ai quali Cuvato è diventato un influencer molto seguito in Italia sui social media nell’ambito della sociatria.
3.4 Dimensione politica e impegno civile
Sin dagli anni ’70, il maestro Ivan Cuvato è in prima fila nelle battaglie pacifiste nei movimenti giovanili. Attraverso la sua opera “La Morsa del Potere”, piatto in ceramica ingobbiata con smalti e ossidi, dimensioni 60X60, da vero artista sociatrico, ha espresso la massima solidarietà e vicinanza ai popoli coinvolti nel conflitto, lanciando un appello universale per la Pace. Il ruolo dell’artista sociatrico, secondo Cuvato, non è quello di creare o riflettere la società, ma quello di trasformarla attraverso l’arte e la creatività in qualcosa di migliore, intendendo una società più giusta che consentirebbe un trattamento migliore di tutte le persone. Concettualizzato nella Sociatria, il benessere dell’Uomo comune diventa l’obiettivo della politica.
4. Analisi Comparativa: Continuità e Innovazioni
4.1 Convergenze teoriche fondamentali
4.1.1 Il primato dell’azione sulla parola
Entrambi gli approcci privilegiano l’azione come strumento terapeutico. Moreno contrapponeva lo psicodramma (terapia dell’azione) alla psicoanalisi (terapia della parola). Analogamente, Cuvato privilegia la performance, il gesto, il colore come linguaggi immediati che precedono e superano la verbalizzazione. La concezione originale del padre fondatore della sociatria, Jacob Levi Moreno, attraverso la forma dello psicodramma, trova un’attuazione concreta nell’arte informale performativa. L’arte informale performativa può essere utilizzata per aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni e a esplorare i propri conflitti interiori.
4.1.2 La spontaneità creativa come principio trasformativo
La spontaneità può essere definita come “la capacità di dare una risposta adeguata a una situazione nuova o una risposta nuova a una situazione”. Questo principio moreniano trova piena espressione nell’approccio informale di Cuvato, che incarna nella sua pratica artistica la filosofia dell'”informale nell’arte, informale nella vita”.
4.1.3 Lo spazio pubblico come teatro terapeutico
L’approccio inter-personale di Moreno era così innovativo che prevedeva persino la possibilità di spostare il setting, dallo studio medico al luogo e al gruppo reale in cui vivono i pazienti. Cuvato estende questo principio utilizzando la strada, le piazze di Albisola e i social network come scenari performativi.
4.1.4 Il gruppo come unità funzionale della trasformazione
La convinzione di Moreno è che il gruppo costituisca l’atomo funzionale delle dinamiche sociali, e che mescolandosi con altri gruppi formi strutture sempre più complesse. Cuvato traduce questo concetto nella creazione di community virtuali, che funzionano come gruppi sociometrici digitali.
4.2 Innovazioni metodologiche
4.2.1 Dalla clinica all’estetica
Mentre Moreno lavorava principalmente in contesti clinici e istituzionali (campo profughi, carcere di Sing Sing, Hudson School for Girls), Cuvato opera prevalentemente nel campo artistico. Questa differenza segna un’evoluzione: la sociatria non è più solo una disciplina medico-psichiatrica, ma diventa una pratica estetico-politica.
4.2.2 Dal sociogramma al cromatogramma
Moreno sviluppò la sociometria per misurare e visualizzare le relazioni sociali attraverso i sociogrammi – rappresentazioni grafiche delle dinamiche di gruppo. Cuvato traduce questo approccio in linguaggio visivo: i suoi dipinti informali, con le loro esplosioni cromatiche e forme fluide, possono essere letti come sociogrammi emotivi della società contemporanea.
4.2.3 Dai gruppi ristretti alle masse digitali
Cuvato trova la sua platea nei social media e negli spazi pubblici, come dimostrato durante la pandemia COVID-19 e le proteste contro le guerre. Questa estensione rappresenta un salto di scala: dalla terapia di piccoli gruppi, alla sociatria di massa, attraverso i network digitali.
4.2.4 L’influencer come sociatrico
Significativa è la nicchia di utenza a cui si è rivolto, ben rappresentata nel gentil sesso, oltre che tra gli estimatori d’arte. Una sua community, per la quale riesce a pubblicare contenuti originali ed inediti che stimolano le reazioni e le interazioni. Ogni pubblicazione diventa un micro-evento performativo che stimola reazioni emotive e riflessioni critiche nel pubblico.
4.3 Divergenze contestuali
4.3.1 Contesto storico-sociale
Moreno operò in un’epoca caratterizzata da due guerre mondiali, migrazione di massa, nascita della psicologia sociale come disciplina. Cuvato opera nell’era della globalizzazione, dei social media, delle crisi ambientali e delle pandemie globali. Le “patologie sociali” da diagnosticare e curare sono profondamente diverse.
4.3.2 Strumenti tecnologici
Cuvato rientra di diritto fra quegli artisti definibili precursori in quanto ha percepito le opportunità del marketing online e le dinamiche dei social media. L’algoritmo crea nuove “leggi di gravitazione sociale” attraverso cui le persone si aggregano, modificando radicalmente le dinamiche sociometriche.
4.3.3 Posizionamento disciplinare
Moreno si collocava all’interno della psichiatria e della psicologia sociale, cercando legittimazione scientifica. Cuvato opera nel campo artistico, rivendicando l’autonomia dell’arte come strumento di trasformazione sociale senza necessità di validazione clinica.
5. Discussione: La Sociatria Performativa come Evoluzione Necessaria
5.1 Attualizzazione dei principi moreniani
La Sociatria Performativa di Cuvato non rappresenta una rottura con la tradizione moreniana, ma piuttosto un’attualizzazione creativa dei suoi principi fondamentali. Per Cuvato, l’artista è uno “sciamano urbano” che opera sulla psiche sociale. Le sue opere non si limitano a rappresentare la realtà: vogliono trasformarla. È una sociatria estetica e politica insieme, dove l’arte diventa terapia collettiva.
5.2 Risposta alle patologie sociali del XXI secolo
Durante la pandemia, Cuvato ha inscenato performance fotografiche sull’isolamento e l’autoritarismo, invitando a riflettere su come il potere spesso si travesta da protezione. Le sue opere affrontano le specifiche patologie della contemporaneità: virtualizzazione delle relazioni, crisi democratiche, conflitti globali, emergenze sanitarie.
5.3 Il dibattito contemporaneo sulla sociatria
Attualmente, accanto a numerosi continuatori della tradizione socioterapeutica moreniana in ambito latinoamericano, il campo sociatrico globale mostra una frammentazione in diverse correnti. La corrente performativa italiana, rappresentata da Cuvato, trasforma la sociatria in una pratica artistica e simbolica.
5.4 Limiti e criticità
L’approccio di Cuvato solleva alcune questioni critiche:
- La misurabilità dell’efficacia terapeutica delle performance artistiche.
- Il rischio di estetizzazione del disagio sociale.
- La scalabilità degli interventi artistici rispetto alle dimensioni delle patologie sociali.
- La necessità di integrazione con approcci clinici e sociologici più strutturati
6. Conclusioni
6.1 Sintesi dei risultati
La ricerca ha evidenziato una forte continuità teorica e metodologica tra la sociatria moreniana e la Sociatria Performativa di Ivan Cuvato. Entrambi gli approcci condividono: il primato dell’azione sulla parola; la centralità della spontaneità creativa; l’utilizzo dello spazio pubblico come teatro terapeutico; la concezione del gruppo come unità funzionale della trasformazione; una visione utopica della trasformazione sociale attraverso metodi attivi. Al contempo, Cuvato introduce innovazioni significative: traduzione dei principi moreniani nel linguaggio dell’arte contemporanea; estensione della sociatria dall’ambito clinico a quello estetico-politico; aggiornamento dei metodi sociometrici all’era digitale dei social media e il mantenimento della fedeltà ai principi fondamentali, pur in un contesto radicalmente diverso
6.2 Contributo originale
Ivan Cuvato si configura come prosecutore innovativo della tradizione sociatrica moreniana. Non è un semplice epigono, ma un artista-terapeuta sociale che ha saputo:
- Riconoscere la validità dei principi moreniani per il XXI secoloTradurli in un linguaggio artistico contemporaneo accessibile.
- Estenderne l’applicazione attraverso i nuovi media digitali.
- Mantenere intatta la carica utopica e trasformativa originaria.
Come Moreno fu definito “l’uomo che portò la gioia e il sorriso nella psichiatria”, Cuvato potrebbe essere definito “l’artista che portò la terapia sociale nell’arte contemporanea”.
6.3 Prospettive future
La Sociatria Performativa apre prospettive promettenti per: l’integrazione tra arte, terapia sociale e attivismo politico; lo sviluppo di metodologie sociatriche adatte all’era digitale; la creazione di reti transnazionali di artisti-terapeuti sociali; l’applicazione dei principi sociatrici alle sfide globali contemporanee. Tuttavia, per consolidarsi come paradigma scientifico, necessita di: maggiore sistematizzazione teorica; sviluppo di strumenti di valutazione dell’efficacia; dialogo con altre discipline (sociologia, psicologia sociale, arte terapia) e di documentazione rigorosa delle pratiche e dei risultati.
6.4 Riflessione finale
In ultima analisi, sia Moreno che Cuvato condividono la stessa visione utopica: l’idea che attraverso la creatività, la spontaneità e l’azione collettiva sia possibile trasformare la società in qualcosa di migliore, più giusto, più umano. Entrambi credono che l’arte (intesa in senso lato come azione creativa) non debba solo rappresentare la realtà, ma trasformarla. Entrambi rifiutano la separazione tra vita e opera, tra teoria e prassi. Entrambi sono, nel senso più profondo, terapeuti sociali che hanno fatto della propria esistenza un atto di cura collettiva.”Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli è la pace; ma ciò richiede che siamo disposti a morire per essa, e allora non ci sarà più nessuna guerra” – questa affermazione di Cuvato risuona profondamente con l’utopia moreniana di una società guarita attraverso la creatività e l’incontro autentico. La Sociatria Performativa rappresenta dunque non una rottura, ma un’evoluzione necessaria del pensiero moreniano per il XXI secolo: un’epoca dove le patologie sociali si manifestano nella virtualizzazione delle relazioni, nella crisi delle democrazie, nelle guerre globali e nelle pandemie. In questo contesto, l’artista-sociatrico di Cuvato opera come uno sciamano contemporaneo che usa colore, performance e social media per diagnosticare e curare il malessere collettivo, perpetuando e rinnovando la visione rivoluzionaria di Jacob L. Moreno.
Dott. Antonio Rossello
Bibliografia di riferimento:
Opere di Jacob L. Moreno
- Moreno, J.L. (1953). Who Shall Survive? Foundations of Sociometry, Group Psychotherapy and Sociodrama. Beacon House.
- Moreno, J.L. (2017). Chi sopravviverà? Principi di sociometria, psicoterapia di gruppo e sociodramma. Di Renzo Editore, Roma (ed. orig. 1953).
- Moreno, J.L. (2011). Il teatro della spontaneità. Di Renzo Editore, Roma.
- Moreno, J.L. (2005). Psicomusica. Di Renzo Editore, Roma.
- Moreno, J.L. (2002). Il profeta dello psicodramma. Di Renzo Editore, Roma.
- Moreno, J.L. (1973). Psicodramma e vita. Rizzoli.
Studi su Moreno e la sociometria
- Schützenberger, A.A. (2008). Lo psicodramma. Di Renzo Editore, Roma.
- Schützenberger, A.A. (1975). La sociometria. Armando, Roma.
- Ferrarotti, F. (1972). Trattato di sociologia. UTET, Torino.
Opere e documentazione su Ivan Cuvato
- Biografia ufficiale Ivan Cuvato. Disponibile su: digilander.libero.it/ivan.cuvato/biografia.htm
- Profilo artistico. Disponibile su: gigarte.com/vancuv
- Profilo su ArtMajeur.com. Disponibile su: www.artmajeur.com/ivan-cuvato
Articoli scientifici e critici
- “Ivan Cuvato e la Sociatria Performativa: L’Arte come Terapia Sociale”. Pagina Tre, 2025.
- “Sociatria e Sociurgia: La Nuova Cura della Società nel 2025”. Alessandria.Today, novembre 2025.
- “Sociatria: sfide e futuro della ‘Cura della Società'”. Alessandria.Today, novembre 2025.
- “Ivan Cuvato e la domanda sulla Sociatria”. Eco di Savona, 21 aprile 2022.
- “Ivan Cuvato si pone come Paladino della Sociatria e dell’Arte contro la Guerra per la Pace”. Eco di Savona, 7 marzo 2022.
- “Ivan Cuvato ricorda don Gallo 10 anni fa a Savona”. Il Corriere Nazionale, 5 settembre 2022.
- “Albisola, Ivan Cuvato: Riflessi di Nuova Luce Sociale. Essere influencer”. Trucioli, 1 luglio 2021.
- “Ivan Cuvato. Cromatica sinderesi in un sogno americano”. WeeklyMagazine, 4 luglio 2020.
- “Arte informale come strumento di sociatria. Opportunità e limiti della questione”. Reteluna Italia.
Opere di riferimento generale
- Bevilacqua, S. (2018). Introduzione alla sociatria. La nuova sociologia clinica di società e persone. IBUC Edizioni.
- Molteni, F. (a cura di) (2009). Dizionario degli Artisti Savonesi. De Ferrari.
- Bauman, Z. (2000). Liquid modernity. Polity Press.
- Bourriaud, N. (2002). Relational aesthetics. Les presses du réel (ed. orig. 1998).






