Comunicare con le nuove generazioni: serve una stele da decifrare?

di Franco Faggiano

Il linguaggio delle nuove generazioni – verbale, gestuale e digitale – rappresenta oggi una delle principali fonti di incomprensione fra giovani e adulti. Questa difficoltà interpretativa si riflette in una vera e propria “generation gap” che non è solo tecnologica, ma anche culturale e simbolica. Questa breve analisi non ha di certo la pretesa di spiegare il fenomeno nel suo insieme, tuttavia può rappresentare un aiuto per comprenderlo meglio.

Linguaggio verbale: neologismi e codici

Le nuove generazioni fanno largo uso di neologismi, spesso presi dall’inglese o nati dall’interazione tra linguaggio social e dialetto locale, che risultano spesso inaccessibili per adulti, in particolare anziani. Parole come, ad esempio, “cringe”, “trigger”, “boomer”, “snitchare”, “shippare”, intrecciano significati generazionali, giudizi sociali ed elementi di cultura digitale. Circa due ragazzi su tre dichiarano di utilizzare questi nuovi termini anche in contesti formali, generando incomprensioni e sentimenti di esclusione negli adulti, i quali spesso non riescono a decifrare nemmeno il senso di base delle conversazioni. Questa dinamica riflette, non solo un naturale fenomeno evolutivo del linguaggio, ma anche un bisogno di appartenenza e distinzione sociale.

Comunicazione gestuale: differenze interpretative

Il linguaggio del corpo, nelle nuove generazioni, si trasforma: gesti, espressioni facciali e mimica, adottati dai giovani, spesso influenzati anche da media, serie TV e culture globali, possono creare fraintendimenti nei confronti degli adulti. Azioni come il sorridere a labbra chiuse, mordersi il labbro inferiore o evitare il contatto visivo, possono, infatti, assumere valori simbolici diversi rispetto alla generazione precedente, causando incomprensioni sia nella vita familiare sia in quella professionale. La velocità di mutamento e contaminazione dei segnali non verbali, rende oltretutto difficile una codifica stabile, accentuando lo scollamento comunicativo.

Linguaggio digitale: tra innovazione e esclusione

Le nuove generazioni, definite “nativi digitali”, utilizzano un linguaggio digitale – emoji, meme, abbreviazioni, reazioni istantanee – che è spesso indecifrabile per chi non è cresciuto nell’ecosistema social e tecnologico attuale. L’uso pervasivo di piattaforme, come WhatsApp©, Instagram©, TikTok© non solo introduce nuove forme espressive, ma altera anche le regole temporali, semantiche e pragmatiche della comunicazione, rendendo inefficaci gli strumenti tradizionali di interpretazione dei messaggi per gli adulti. Questa alienazione può accentuare la solitudine delle nuove generazioni e il senso di inadeguatezza tra adulti, che si sentono esclusi da una realtà comunicativa parallela e sempre più autoreferenziale.

Implicazioni sociologiche

Come evidenziato in recenti indagini, oltre il 50% dei giovani ritiene che gli adulti non comprendano il loro modo di comunicare, mentre solo una minoranza di adulti non avverte questa difficoltà. La comunicazione tra generazioni, così si riduce spesso al minimo, con difficoltà sia nella trasmissione di valori, sia nella gestione dei conflitti intergenerazionali. Il “divario linguistico” è solo la punta dell’iceberg di una trasformazione più ampia delle identità e delle forme della socialità.

Vediamo per sommi capi quali sono i metodi necessari ad analizzare corpus di slang e neologismi online. Essi si basano principalmente su tecniche di linguistica dei corpora e text mining, che integrano analisi lessicale, statistica, e semantica dei testi digitali.

Il primo passo consiste nella raccolta e preparazione del testo, includendo la pulizia, normalizzazione (esempio: spazi, apostrofi, accenti), e tagging delle parole con informazioni grammaticali e frequenze di occorrenza. È importante definire il campione rappresentativo del linguaggio giovane, presente su social media o chat online, spesso tramite software specifici o script automatizzati.

Si procede poi con lo studio del vocabolario: conteggio di parole, identificazione di lemmi, tipologia di parole (nomi, verbi, aggettivi), frequenze e ripetizioni. Le tecniche includono:

  • Analisi delle concordanze per capire i contesti d’uso delle parole pivot.
  • Identificazione delle parole “tipiche” o esclusive di specifici sottoinsiemi del corpus, come gruppi di età o piattaforme social.

Tramite l’analisi contestuale, si interpreta il significato delle espressioni neologiche e dello slang, considerando anche la componente multimodale (emoji, meme, video) che accompagna spesso i testi giovanili. L’analisi qualitativa può essere affiancata da approcci quantitativi, per individuare pattern ricorrenti e mutamenti linguistici.

L’uso di software di text mining per l’analisi del linguaggio, permette di gestire grandi corpora, eseguendo statistiche, analisi delle relazioni semantiche e produzione di mappe concettuali, in modo automatizzato.

  • Studio di neologismi e slang in social media come Instagram© e TikTok©.
  • Analisi del linguaggio giovanile in lingue diverse, incluso l’italiano digitale.
  • Creazione di dizionari specialistici per decifrare slang generazionali e digitali.

In sintesi, l’analisi di corpus di slang e neologismi online, richiede l’integrazione di metodi quantitativi e qualitativi, l’uso di strumenti digitali per il trattamento del testo e una sensibilità sociolinguistica alla novità e variabilità del linguaggio giovanile digitale.

Quali procedure adottare?

Le procedure per la pulizia e la normalizzazione di testi provenienti da social media, sono fondamentali per rendere i dati adatti ad analisi linguistiche e computazionali accurate, soprattutto nei casi di studio di slang e neologismi.

Si tratta dell’eliminazione o modifica di elementi indesiderati o non rilevanti come:

  • URL, menzioni (@username) e hashtag (#hashtag) che spesso non contribuiscono al significato lessicale primario.
  • Emoji, gif, e altri simboli grafici, che possono essere rimossi o convertiti in descrizioni testuali per preservare l’informazione emotiva.
  • Caratteri speciali, punteggiatura non necessaria, numeri e formattazioni HTML o markdown residue.
  • Spazi bianchi multipli, righe vuote e errori tipografici.

Si interviene sul testo per uniformarne la forma con tecniche che includono:

  • Conversione di tutte le lettere in minuscolo o l’uso coerente delle maiuscole per evitare ambiguità.
  • Riduzione delle parole all’infinitivo o alla loro forma base (lemmatizzazione) per facilitare il confronto e l’aggregazione.
  • Sostituzione di abbreviazioni, acronimi, slang e forme dialettali con equivalenti standard o annotazioni specifiche, spesso tramite dizionari o database specializzati.
  • Correzione automatica di errori ortografici e di digitazione frequenti.
  • Gestione di ripetizioni di caratteri o parole (ad esempio: “tostoooo” → “tosto”).
  • Tokenizzazione: suddivisione del testo in unità minime (token), una fase preliminare necessaria per altre analisi.
  • Utilizzo di corpus di riferimento per slang e neologismi, per mappare vocaboli emergenti e contestualizzarli.
  • Script o software di pre-processing e tool specifici per social media, che integrano regole lessicali personalizzate.
  • Procedure iterative di manual validation, per garantire qualità e coerenza.

I testi dei social media sono particolarmente “rumorosi” e contenenti un linguaggio altamente dinamico e innovativo.

  • La normalizzazione deve bilanciare tra la perdita di informazioni (esempio: umori trasmessi tramite emoji) e la necessità di strutturare un dataset interpretabile.
  • È utile integrare metadati come la data, la piattaforma d’origine e il contesto socioculturale per un’analisi più precisa.
  • In sintesi, la pulizia e la normalizzazione di testi social si realizzano mediante un processo metodico, che mira a rimuovere rumore, standardizzare forme linguistiche e preservare gli elementi semantici chiave, per facilitare le successive analisi qualitative e quantitative.

Considerazioni finali

Il linguaggio delle nuove generazioni, nelle sue forme verbali, gestuali e digitali, esprime le profonde trasformazioni sociali e culturali in atto, ma crea anche nuovi muri comunicativi che alimentano una distanza generazionale crescente, di cui adulti e istituzioni devono prendere consapevolezza per favorire un dialogo davvero inclusivo. Non possiamo permettere di creare ulteriori barriere oltre a quelle già esistenti nella nostra complessa esistenza!

Dott. Franco Faggiano, EPS (Esperto Progettazione Sociale), socio dell’ASI (Associazione Sociologi Italiani) e membro della Macrodeputazione “Nordovest” | Blog di divulgazione scientifica: retisocialienetworking.blogspot.com

Bibliografia di riferimento:

  • Cristalli, Beatrice. Dizionario per boomer: Come parliamo (davvero) oggi. 2024.
  • Coveri, Lorenzo. “Novità del/sul linguaggio giovanile”, in La lingua dei giovani, a cura di Edgar Radtke, 1996.
  • Pierotti, Francesca. Dialoghi impossibili tra giovani e adulti. Le parole della cura tra identità, narrazione e social, Mondadori, 2025.
  • “Tra cringe, boomer, trigger e shippare, il vocabolario della Generazione Z”, Skuola.net, 2022.
  • “Più della metà degli under 18 in Italia ritiene che gli adulti non li capiscano”, Orizzonte Scuola, 2025.
  • “Le nuove generazioni e il divario tra aspettative e realtà”, Forma Futuri News, 2025.
  • “L’importanza del linguaggio nel rapporto intergenerazionale”, BeProBePositive.com, 2024.
  • “Gli adulti non comprendono i ragazzi. Un’indagine”, CSVnet.it, 2024.
  • “Il linguaggio del corpo: cos’è e come interpretarlo”, Unobravo.com, 2025.
  • Faggiano, Franco. “Meta©: istruzioni per l’uso”, liber@mente, 2024.
  • Faggiano, Franco. “Il messaggio”, Il Corriere Nazionale, 2024.

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