La piaga della ludopatia nella nostra società: un’analisi sociologica

di Franco Faggiano

La dipendenza dal gioco d’azzardo sta diventando un fenomeno dilagante. Non più relegato all’interno del casinò, ha di fatto invaso le tabaccherie, affollate sempre più di slot-machine. In queste piccole Las Vegas, succursali delle grandi case da gioco, si possono perdere anche cifre consistenti. Basterebbe ricordare il caso del Gratta e Vinci, che andrebbe ribattezzato Gratta e Perdi. (Vittorino Andreoli, I segreti della mente, 2013)

La ludopatia, o gioco d’azzardo patologico, è una dipendenza comportamentale in crescente diffusione nella società contemporanea. Questo sintetico studio analizza il fenomeno da una prospettiva sociologica, soffermandosi sulle sue cause strutturali, sui profili sociali dei soggetti colpiti, sugli effetti sistemici e sulle ambivalenze istituzionali legate al gettito fiscale che il gioco garantisce allo Stato. Il problema viene inoltre confrontato con altre dipendenze “legalizzate” e fiscalmente produttive — tabagismo e alcolismo — per mostrare come la gestione pubblica delle dipendenze rifletta le tensioni tra etica, salute e interessi economici collettivi.

Negli ultimi vent’anni, la diffusione del gioco d’azzardo ha assunto in Italia proporzioni sistemiche, con gravi ripercussioni individuali e collettive (Ministero della Salute, 2022). L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica il gioco d’azzardo patologico come “disorder due to addictive behaviours” (WHO, 2018), evidenziando la sua natura di dipendenza comportamentale non legata a sostanze. La sociologia interpreta tale fenomeno come manifestazione delle contraddizioni sociali tipiche della modernità capitalistica (Beck, 1992), dove la precarietà e l’incertezza economica amplificano la vulnerabilità individuale.

Il gioco, da pratica culturale, è stato progressivamente trasformato in attività economica e fonte di reddito statale. Reith (2005) mostra come la sua contemporanea “istituzionalizzazione” sia il prodotto di processi economici neoliberisti fondati sull’individualizzazione del rischio. Secondo Giddens (1991), le società tardo-moderne spingono gli individui a interiorizzare l’incertezza, alimentando il bisogno di controllo simbolico che l’azzardo promette. Analogamente, Bauman (2005) interpreta le dipendenze come risposte liquide al vuoto di senso e alla frammentazione delle relazioni sociali.

Nel 2023 gli italiani hanno speso oltre 136 miliardi di euro in giochi legali (ADM, 2024), generando per lo Stato circa 11 miliardi di gettito. Meccanismi analoghi caratterizzano tabagismo e consumo dialcol, da cui derivano rispettivamente 14 e 12 miliardi di euro di imposte annue (Ministero dell’Economia, 2023). Tali entrate configurano una “dipendenza fiscale” dello Stato da comportamenti potenzialmente patologici, un paradosso già evidenziato da Foucault (1976) nei suoi studi sul biopotere: il corpo individuale diventa risorsa economica e oggetto di governo. I tre fenomeni condividono processi di normalizzazione attraverso la pubblicità, la presenza nella cultura popolare e la regolamentazione ambigua, che consente la fruizione pur proclamando la tutela della salute pubblica (Room et al., 2010).

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS, 2021) registra nei giocatori patologici prevalenza di soggetti con basso capitale culturale, occupazioni precarie o assenza di reti sociali. Simili profili emergono tra fumatori cronici e alcolisti problematici (ISTAT, 2022). Secondo Bourdieu (1984), questi comportamenti riflettono habitus di classe e strategie simboliche di compensazione: il rischio e il consumo diventano strumenti di distinzione o di evasione da condizioni di marginalità.

Il CNR (2022) stima in 10.000–30.000 euro annui il costo medio per ciascun giocatore patologico. Sommando i costi indiretti legati a malattie correlate all’alcol (epatopatie) e al tabacco (patologie cardiovascolari e neoplastiche), si ottiene un impatto economico di oltre 30 miliardi di euro annui (ISS, 2022). Ciò evidenzia una contraddizione strutturale: lo Stato incassa dal consumo che degrada la salute pubblica e deve poi spendere ingenti risorse per sanitari, assistenza e campagne preventive.

L’Italia presenta una densità di slot machine (una ogni 150 abitanti) tra le più alte d’Europa (ADM, 2024). In parallelo, le accise su tabacco e alcol vengono difese come strumenti “di dissuasione fiscale”, ma nei fatti costituiscono un’entrata stabile e difficilmente sostituibile nel bilancio pubblico (ISTAT, 2023). Questo duplice meccanismo — incentivazione economica e disincentivazione morale — riflette ciò che Weber (1922) definiva l’etica della razionalità strumentale: lo Stato agisce come impresa che massimizza entrate, anche a discapito della coerenza etico-sociale delle proprie politiche.

Contrastare la ludopatia (come il tabagismo e l’alcolismo) richiede una prospettiva multidimensionale:

  1. Politiche fiscali orientate alla riduzione progressiva della dipendenza dello Stato da tali gettiti.
  2. Implementazione di programmi di prevenzione primaria fondati su alfabetizzazione digitale, emotiva e finanziaria.
  3. Potenziamento dei servizi territoriali multidisciplinari per le dipendenze comportamentali.
  4. controllo stringente sulla pubblicità, come proposto dall’OMS (WHO, 2022). In una prospettiva critica (Bauman, 2005; Beck, 1992), la lotta alle dipendenze deve restituire senso, relazioni e sicurezza esistenziale ai soggetti esposti, affrontando le radici strutturali della vulnerabilità sociale.

La ludopatia è una lente privilegiata per osservare la tensione tra economia e salute pubblica nelle società post-industriali. Come per alcol e tabacco, la gestione istituzionale di questa dipendenza, mostra la difficoltà di bilanciare etica pubblica e sostenibilità fiscale. Comprendere la ludopatia come costruzione sociale e prodotto delle logiche neoliberiste, significa riconoscere che la vera dipendenza è, spesso, quella dello Stato stesso, dal consumo patologico dei suoi cittadini.

Dott. Franco Faggiano, EPS (Esperto Progettazione Sociale), socio dell’ASI (Associazione Sociologi Italiani) e membro della Macrodeputazione Nordovest | Blog di divulgazione scientifica: retisocialienetworking.blogspot.com

Bibliografia di riferimento

  • ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli). (2024). Relazione annuale sul gioco legale inItalia. Roma: ADM.
  • Bauman, Z. (2005). La società individualizzata. Bologna: Il Mulino.
  • Beck, U. (1992). Risk Society: Towards a New Modernity. London: Sage.
  • Bourdieu, P. (1984). Distinction: A Social Critique of the Judgement of Taste. Harvard University Press.
  • CNR. (2022). Studio nazionale su gioco d’azzardo e salute mentale. Roma: CNR.
  • Donati, P., & Scardigno, F. (2019). Ludopatia e legami familiari. Milano: FrancoAngeli.
  • Foucault, M. (1976). La volontà di sapere. Milano: Feltrinelli.
  • Giddens, A. (1991). Modernity and Self-Identity. Stanford University Press.
  • ISTAT. (2022). Rapporto su salute e stili di vita in Italia. Roma: ISTAT.
  • Ministero dell’Economia e delle Finanze. (2023). Entrate erariali: analisi delle accise e del gioco pubblico. Roma: MEF.
  • Ministero della Salute. (2022). Piano nazionale di contrasto al gioco patologico. Roma: Ministero della Salute.
  • Reith, G. (2005). The Age of Chance: Gambling in Western Culture. London: Routledge.
  • Ricci, A. (2020). Giocati. Sociologia del gioco d’azzardo. Bari: Laterza.
  • Room, R., Babor, T., & Rehm, J. (2010). Alcohol and Public Health. The Lancet, 365(9458),519–530.
  • WHO (World Health Organization). (2018). ICD-11. Geneva: WHO.
  • WHO (World Health Organization). (2022). Global report on addictive behaviours. Geneva: WHO.

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