Le 7 sorelle del digitale all’assalto del mondo
di Patrizio Paolinelli
Un tempo facevano parlare di sé le “7 Sorelle”. Erano le compagnie occidentali che svolgevano un ruolo dominante sul mercato del petrolio. Sarà per la sua forza simbolica, ma oggi lo stesso numero ricorre e abbiamo le “7 Sorelle del digitale”, le quali esercitano un ruolo dominante nel mercato globale dei dati. Come le precedenti, le nuove 7 sorelle hanno un nome: Microsoft, Alphabet (la holding di Google), Amazon, Meta (la società che possiede Facebook, Instagram e WhatsApp), Apple, Nvidia, l’insieme delle aziende controllate da Elon Musk (tra le quali Tesla, SpaceX e X). Al ruolo politico-economico di queste aziende Luca Balestrieri ha dedicato un breve e lucido saggio intitolato “Big Tech. Il potere dei giganti della tecnologia” (Laterza, Bari-Roma 2026, 215 pp, 18,00 euro), pubblicato in una collana dalla grafica accattivante qual è “Fili Rossi”.

Balestrieri è un esperto di innovazione tecnologica e docente di Economia dei media digitali all’Università Luiss Guido Carli. Un addetto ai lavori che, in “Big Tech”, si distingue per un approccio particolare. A differenza della maggioranza dei suoi colleghi e di tanti tecno-guru, concede poco o nulla alla mitologia che avvolge l’innovazione tecnologica e la osserva con sguardo realista: né entusiasta né pessimista. Vien da pensare allo sguardo di Machiavelli: osservare la realtà nella sua “verità effettuale” anziché attraverso il filtro delle nostre passioni, dei nostri desideri o delle nostre idee. E il libro si apre proprio con una verità effettuale: la tecnologia non è neutra. Non lo è perché si trova in stretto rapporto con la crisi della globalizzazione e i conflitti geopolitici in corso; non lo è perché ha propri centri di potere e il suo controllo è largamente concentrato negli Stati Uniti; non lo è perché si è affermata con la promessa di accrescere la libertà e la democrazia per poi favorire soprattutto il consumismo e il capitalismo della sorveglianza.
Il volume si compone di otto brevi capitoli inframmezzati da schede esplicative su aziende e dati statistici. Nonostante la complessità degli argomenti, Balestrieri illustra dinamiche economiche e tecnologiche con chiarezza, rendendo il testo accessibile anche a chi non ha una formazione specialistica. Ognuno dei capitoli del libro affronta un tema e, in pratica, può essere letto indipendentemente dagli altri. Ma nel loro insieme aiutano parecchio a fare ordine in quello che potremmo chiamare il mondo delle tecnologie “intelligenti”. E a proposito di intelligenza, il capitolo che si sofferma sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha il pregio di sottrarsi alla narrazione mainstream e di procedere con cautela. Oggi siamo nel pieno del clamore mediatico (hype per i sudditi dell’inglese) intorno a una tecnologia dirompente. Ma l’euforia narrativa non è forse esagerata? Tanto che da più parti si ventila il profilarsi di una bolla che preoccupa non poco gli esperti: gli enormi investimenti destinati all’IA avranno i ritorni sperati? È vero: lo Stato garantisce ai giganti della tecnologia sostegno economico e protezione politica. Ma qui cade un altro mito: quello dell’imprenditore visionario che fa tutto da sé. Mentre la verità effettuale è che una parte rilevante dell’innovazione tecnologica è resa possibile grazie a finanziamenti pubblici e Balestrieri ha il merito di dirlo con chiarezza. Forse questo tema avrebbe meritato maggiore spazio, ma anche solo accennarne significa uscire fuori dal coro. Al di là degli aiuti pubblici all’imprenditoria privata (peraltro una costante anche durante l’era industriale), Balestrieri mette in luce l’intreccio ormai inestricabile tra Stato e Big Tech. All’interno di questo intreccio comincia a prefigurarsi una lotta, ancora silenziosa, per il controllo della società. In questo momento la politica statunitense e i giganti della tecnologia cooperano attivamente perché hanno eletto un avversario comune: la Cina. E Balestrieri dedica ampio spazio alla dimensione geopolitica, che rappresenta forse il vero teatro delle trasformazioni in atto. Lo scontro tra Stati Uniti e Cina non è una guerra commerciale tradizionale. È una competizione per il controllo delle infrastrutture intelligenti del futuro. Un ambito nel quale gli Stati Uniti non tollerano concorrenti capaci di minacciarne il primato, esattamente come per decenni è accaduto nel campo dell’industria culturale. Nell’industria digitale i microchip sono le nuove armi strategiche, i modelli di IA i nuovi sistemi di difesa, le piattaforme digitali i nuovi territori da conquistare.
E l’Europa? Nel confronto tra USA e Cina, il Vecchio Continente si presenta come un regolatore privo di una reale forza industriale nel settore digitale. Balestrieri osserva che le normative europee rappresentano tentativi lodevoli di imporre standard etici, ma rischiano di rimanere esercizi teorici se non accompagnati da una strategia industriale coerente. Insomma, regolare senza produrre è una raffinata forma di irrilevanza. E la terra che ha dato origine alla rivoluzione industriale rischia oggi di diventare un museo normativo dell’innovazione digitale. Prima di concludere, segnaliamo altri due temi. Lasciamo alla curiosità del lettore la scoperta degli altri argomenti affrontati nel libro, tutti di grande interesse. Il primo riguarda la convergenza tra sfera civile e militare. Balestrieri osserva che le Big Tech stipulano contratti milionari con il Pentagono e la National Security Agency, fornendo tecnologie utilizzate in operazioni militari. La dipendenza degli eserciti dalle infrastrutture private solleva interrogativi sul confine tra potere economico e potere militare. Il secondo tema riguarda la sostenibilità dell’economia digitale. Anche in questo caso il mito del digitale a zero impatto ambientale è caduto. Balestrieri ci ricorda che dietro l’apparente leggerezza dei servizi online si nasconde una macchina industriale colossale fatta di data center, cavi sottomarini, satelliti e semiconduttori. Costruire e far funzionare data center sempre più grandi richiede enormi quantità di energia, mentre la produzione di chip esige risorse rare e mette in moto processi altamente inquinanti.
In conclusione, “Big Tech” è una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere le forze che stanno plasmando il nostro presente e il nostro futuro. Non è un libro che offre risposte, ma permette al lettore di porsi delle domande. Soprattutto, aiuta a liberarsi dalla retorica che accompagna l’innovazione tecnologica e a comprendere che, nella nostra società, l’economia digitale non è nata per renderci più liberi e più felici.
Patrizio Paolinelli, Via Po economia, supplemento del quotidiano Conquiste del Lavoro, 16 settembre 2026






