Era di Maggio …

di Nadia Gambilongo

… e i Giardini di Eva dopo un lungo inverno trascorso quasi sempre al chiuso, hanno potuto finalmente organizzare un incontro in presenza all’aperto

<<== dott.ssa Nadia Gambilongo, sociologa

I soci dell’associazione hanno scelto di radunarsi in uno spazio verde dalla grande valenza simbolica: il Cerchio delle querce salvato nel 2018 dai tagli e dalle ruspe. Si sono incontrati con le amiche e amici di sempre e i nuovi membri della fitta e diffusa rete di ambientalisti, attivisti che in questi mesi si sono riuniti a distanza, in video conferenza, intorno a temi importanti come la salute, l’ambiente;  ritenuti quest’ultimi assolutamente prioritari, visti i tempi difficili che stiamo attraversando a causa della pandemia.

L’iniziativa del 29 maggio è stata molto partecipata e ha cercato di raccogliere e esprimere nei migliori dei modi queste istanze, questi desideri, emersi nei numerosi incontri organizzati a distanza  sul rilancio del Progetto Donna e sulle politiche di genere. Un anno operoso fatto di un lavoro puntuale e costante che ha promosso  a tutti i livelli la cittadinanza attiva: nei forum, nelle alleanze, nelle reti territoriali, seppure dal chiuso delle nostre case collegate via internet.

Gli incontri a distanza sono serviti anche ad attutire gli effetti coercitivi dei lockdown, ma hanno contribuito a costruire le basi per una riflessione comune su un mondo arrivato, purtroppo, in un punto di non ritorno, per la sua evidente insostenibilità emersa ormai a tutti i livelli. La realtà  messa a nudo dalla pandemia  ci sollecita a cambiare il nostro modo di vivere e ci esorta a trasformare radicalmente il contesto in cui viviamo: se veramente vogliamo che il pianeta sopravviva all’impatto generato dai sapiens negli ultimi decenni!

Il cerchio delle querce: allestimento del campo

Con rinnovata speranza I giardini di Eva, insieme ai principali partner della rete si sono ritrovati nel Cerchio delle querce di Viale dei Giardini a Rende. Un centinaio di persone tra donne, uomini  e giovani,  per raccontarsi tutti insieme il contributo da dare al cambiamento, per tessere la trama di un nuovo tessuto sociale, culturale e ambientale.

Sostanzialmente, è emerso che è necessario migliorare la qualità delle relazioni tra i generi e le generazioni, che bisogna dare un segnale tangibile di cambiamento nella gestione dei beni comuni, nell’abitare i quartieri, nel vivere le piazze e gli spazi verdi. Soprattutto, bisogna dare buoni esempi, all’insegna della  concretezza: com’è possibile trasformare gli spazi comuni color cemento, per migliorarli e con il contributo di tutti renderli luoghi accoglienti, salutari, verdi?

Si tratta di un impegno concreto per il cambiamento a partire da sé, dalla propria esperienza, dal proprio quotidiano: questo il punto chiaro che è stato focalizzato come obiettivo principale dall’iniziativa di maggio.

Il quartiere di Viale dei Giardini, rappresenta un esempio virtuoso in questo senso, un’opportunità  per sperimentare concretamente questo nuovo modo di vivere, abitare e di interagire con una realtà sostanzialmente periferica che fino a qualche anno fa  era piuttosto malandata, e avviata verso un lento ma inesorabile declino.

La striscia di terra abbandonata e ripulita dai soci i “Giardini di Eva”: messa a dimora piante

Viale dei Giardini solo dieci anni fa era un quartiere dormitorio piuttosto decadente con tanti cartelli vendesi un po’ ovunque. Costruito nei primi anni ’90, le facciate delle case e delle palazzine realizzate in forma cooperativa, dopo appena un ventennio davano già i primi segni di decadenza tipici di costruzioni modeste,  fatte in economia. Crepe sui muri delle facciate ingrigite, cedimenti dei cornicioni a vista, le strade piene di buche con l’asfalto logoro, gli spazi verdi comuni erano incolti e spesso ingombri di rifiuti e di auto: era questo lo scenario desolante che si mostrava ai rari visitatori del quartiere. Inoltre, nei pressi del fiume Surdo, che confina con il lato sud del quartiere, c’era un lembo del letto del torrente, quasi sempre asciutto, che spesso si riempiva di rifiuti ingombranti, e diventava una specie discarica abusiva di rifiuti e di materiali di risulta a cielo aperto; si trattava in gran parte di scarti generati da piccole manutenzioni, mattonelle, cemento, qualche water, lasciati dagli operai, che magari a poco prezzo o in nero avevano riparato qualche bagno nel quartiere o nei dintorni. I bidoni della raccolta differenziata spesso venivano riempiti di rifiuti non conferiti correttamente  e l’indifferenziata diventava una sorta di ultima spiaggia per chochard e poveri immigrati  che di tanto in tanto si calavano nei  bidoni per raccogliere materiali da riutilizzare e riciclare in qualche modo. Uno scenario veramente desolante, si apriva agli occhi dei residenti e dei rari visitatori.

I bambini giocavano esclusivamente nei propri cortili, raramente si incontrava qualcuno camminare a piedi nell’anello stradale che circonda il quartiere.

Un ricordo personale va a quando mia figlia era piccola e passeggiavo con la carrozzina lungo il marciapiede  deserto. Incontravo di tanto in tanto solo qualche anziano, magari partiva un saluto e qualche chiacchiera, ma l’assenza di una piazza, di una panchina riduceva al minimo i contatti umani; rimanevano fortunatamente gli incontri con la flora e la fauna della zona piuttosto rigogliosa che nella bella stagione ci regalavano momenti di gioia e di sorpresa per me e la mia bambina.

La superstrada e l’autostrada circondano da sempre il quartiere come una ferita in mezzo al verde delle querce e delle acacie, che in primavera si riempiono di fiori odorosi bianchi e di un verde brillante. Ad Est l’Autostrada, ad Ovest la Superstrada,  mentre il fiume Surdo taglia naturalmente da Nord a Sud il quartiere completando i confini di una sorta di isola. Un’isola in mezzo al nulla che la porta ad essere fisicamente  tagliata fuori dal resto dell’area urbana, priva di servizi di base, ma fortunatamente verde  con una vegetazione incredibilmente lussureggiante. Certo, la costruzione di un ponte pedonale o carrabile avrebbe alleviato l’isolamento collegando il quartiere a Saporito, e in qualche modo al resto dell’area urbana; ma  questa richiesta accorata e del tutto  legittima di collegamento del quartiere non è stata ancora stata trasformata in realtà, anche se pare ci sia un progetto in comune.

Questo sostanzialmente il quadro della situazione prima del 2012. Ma ad un certo punto la storia del quartiere prende una strada diversa,  nasce l’associazione di volontariato I giardini di Eva. L’associazione interviene a partire dal quartiere e poi a livello regionale.

<<== Omaggio a Agitu Ideo Gudeta (di Gaia Landri)

Nella primavera dello stesso anno mette a dimora le prime piante del terrazzo di mia madre che senza le sue cure amorevoli avrebbero rischiato di morire. I grandi vasi rimasti orfani dell’accudimento di  Eva Greco, hanno trovato una nuova dimora vicino le nostre abitazioni, in modo che poterle curarle più facilmente e godere in qualche modo della loro presenza; ma incredibilmente e tristemente  un vicino ottuso e violento ha avvelenato alcune di queste piante, iniziando da quelle più vicine a casa sua, (sembrerebbe  per paura dei ladri che avrebbero potuto arrampicarsi su i piccoli alberelli)!

Le socie decisero allora di piantarne delle altre, e altre ancora per attutire il dolore della perdita …

Di fronte le loro abitazioni c’era una piccola striscia di terreno incolto e abbandonato, una sorta di terra di nessuno. Quella striscia di terra lunga un centinaio di metri e larga un paio di metri non era condominiale, per cui il giardiniere dello stabile, nonostante le sollecitazioni, non intendeva prendersene cura; ma quella terra di nessuno non era neppure pubblica, poiché apparteneva al vecchio proprietario del terreno, dove erano state costruite le palazzine, per questo motivo il giardiniere comunale riteneva che non fosse affare suo. Pertanto, erbacce, carte e rifiuti di ogni genere la facevano da padrone, e rimanevano in questo spazio per settimane e a volte mesi, in attesa di qualche persona di buona volontà che le raccogliesse, o di qualche colpo di vento che le trasportasse più in là; a farne le spese era il boschetto vicino di querce  confinante con la superstrada e le case.

Inizialmente, quando i vicini del quartiere osservavano le volontarie dei Giardini di Eva che ripulivano e piantavano alberi e piante in spazi pubblici si chiedevano meravigliati come mai. Perché lo facevamo, e quando rispondevamo loro che in attesa dell’intervento del comune preferivamo dare il buon esempio, rimanevano un po’ interdetti,  alcuni piuttosto scettici, ma c’era anche una piccola minoranza che ci ringraziava di cuore.

Alcuni addirittura sembravano sospettosi, “ma perché questi si prendono cura di uno spazio che non è loro?” Magari mirano ad appropriarsene! Era questa la domanda stampata sui loro volti. I più schietti lo dicevano apertamente, altri mostravano solo perplessità. Ma col passare degli anni avveniva sempre più spesso che ci ringraziavano sinceramente, e  magari ci davano anche consigli sulle essenze da piantare; ma quando gli suggerivamo che potevano prendere l’iniziativa anche loro si schermivano, ma col tempo il seme del buon esempio è germogliato.

Un giorno di primavera l’associazione dei Giardini di Eva decise di organizzare una prima iniziativa pubblica con i ragazzi dell’Istituto comprensivo Giovanni Falcone del quartiere vicino, insieme misero a dimora una cinquantina di piante tra alberi e arbusti, fu un’iniziativa bellissima, molto coinvolgente. Le bambine e i ragazzi erano entusiasti, le immagini scattate rimandano ad un’atmosfera gioiosa e divertente, di grande partecipazione. Con alcuni studenti ed insegnanti si è creato un legame duraturo nel tempo con le socie e insieme continuano a prendersi cura delle piante.

Nel quartiere come in un piccolo paese, la gente aveva preso a mormorare su questi accadimenti, molti erano contenti per le migliorie apportate al quartiere dall’Associazione I giardini di Eva: le piante, le panchine donate, la cura degli spazi comuni, gli eventi che animavano il circondario, e  anche gli amministratori del comune si erano fatti più attenti e disponibili alle esigenze degli abitanti della zona, e spesso prendevano parte anche loro alle iniziative pubbliche. Per un certo periodo nacque anche un Comitato di quartiere che realizzò un’agenda delle priorità per i cittadini residenti, al primo punto, ovviamente, il ponte sul fiume Surdo!  Il comitato partecipò anche alla pianificazione e alla progettazione di alcuni interventi di recupero e manutenzione delle piazzette e degli spazi comuni. Purtroppo, il comitato si è sciolto in occasione delle ultime elezioni comunali per evitare sovrapposizioni politiche e ambiguità, anche per questo i Giardini di Eva aderiscono alle buone pratiche politica di coprogettazione, ma sono lontani dalle logiche elettorali e dai partiti.

Negli ultimi dieci anni, I Giardini di Eva hanno messo a dimora più di 200 piante lungo il viale, sono state donate 4 panchine e vari cestini per i rifiuti. Inoltre, l’associazione insieme alla rete di organizzazioni ambientaliste ha protetto il fiume dal taglio periodico degli alberi per la cosiddetta “pulizia degli argini”,  ha vigilato sulla discarica abusiva in prossimità del torrente. Molte iniziative pubbliche sono state intraprese coinvolgendo i cittadini, le istituzioni, la scuola e altre organizzazioni di volontariato. Da allora anche  i singoli condomini hanno ripreso a fare più spesso la manutenzione ordinaria degli stabili e delle facciate,  la cura per il decoro urbano da parte dell’amministrazione è diventata più accurata. Nel tempo altre piante sono state vandalizzate, alcune anche rubate dopo la messa a dimora, ma sempre sono state sostituite dalle volontarie e dai soci dei Giardini di Eva con altri alberi e piante officinali. La battaglia più difficile la combattiamo ancora con il taglia erbe della Rende Servizi che negli anni ha mietuto numerose vittime. Nel frattempo, la raccolta differenziata porta a porta è divenuta una realtà, anche se per alcuni condomini è ancora in progress.

maggio 2021

Più recentemente, anche alcune persone anziane aiutate dai nipoti hanno preso a curare le piante e a mettere a dimora  qualche pianticella. Dunque,  il messaggio della cura e della valorizzazione del territorio a partire da sé è passato, il quartiere non è più terra di nessuno, le piazzette ripristinate dal comune ospitano a tutte le ore del giorno bambini, ragazzi e persone di ogni età del quartiere, ma anche delle zone vicine. Certo, l’associazione ambientalista I giardini di Eva non avrebbe voluto l’erba di plastica per il campetto di calcio, ma vederlo sempre pieno di ragazzi che giocano a pallone ad ogni ora è, comunque, una gioia!

Il quartiere adesso è animato, anche il valore delle abitazioni sembra essere aumentato, i cartelli vendesi non si vedono più, ma in compenso arrivano telefonate dalle agenzie che chiedono se si vende qualche appartamento, magari agli ultimi piani, e quelli più prestigiosi. Orami è diventato una consuetudine vedere persone anche degli altri quartieri passeggiare in Viale dei Giardini, corrono, fanno sport nel campetto di calcio, fanno jogging, ci sono tant* ragazz* che vanno in bicicletta; anche se ancora non c’è una pista ciclabile, prima o poi si spera che verrà costruita! All’ultima iniziativa di maggio promossa dai Giardini di Eva hanno partecipato numerosi componenti  della rete ambientalista: MEDiterranean MEDIA l’associazione Artemis di Grisolia, Fiab Cosenza Ciclabile, Lipu di Rende e Regionale,  la Bottega Sociale, AiParC, l’assessore Marta Petrusevicz e  anche tanti cittadini del quartiere e dell’area urbana.

Il giro in bici sui parchi fluviali con la Fiab, la scoperta della fauna selvatica del posto a cura della Lipu, la messa a dimora di due viti, due glicini, due susine, due pistacchi, un ligustro, un’acacia, donati da Artemis e dal CSV di Cosenza, gli stand curati da Gaia Landri  e da Mariarosaria Putignano hanno arricchito la giornata. L’evento di maggio divertente e riuscitissimo si è concluso con un momento conviviale, l’aperitivo realizzato con le prelibatezze calabresi e marocchine, le pizze rustiche preparate dagli amici e dalle socie ci ha visto sereni all’ombra del querce salvate nel 2018 dal taglio indiscriminato che abbiamo protetto armati solo di un filo di lana e di una penna per qualche denuncia.

E’ stato bello stare nuovamente insieme fianco a fianco in cerchio, sebbene a qualche metro di distanza, in serenità e condividendo esperienze, saperi e sapori genuini. La prossima iniziativa si terrà in autunno con le ragazze e i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Giovanni Falcone di Rende, di stagione in stagione il mondo cambia e anche noi .

Il cerchio delle querce salvato dai tagli incauti dell’amministrazione lo abbiamo dedicato ad  Agitu Ideo Gudeta, sociologa, imprenditrice, attivista vittima di femminicidio lo scorso anno. Ci auguriamo che la sua bella anima ispiri le nostre azioni.

Nella prossima primavera 2022 ci auguriamo di poter mettere a dimora l’albero della pace che ci è stato donato dalla Fondazione “Green Legacy Hiroschima” aderente all’Unesco giapponese. Il bombardamento atomico del 6 Agosto 1945 uccise un terzo dei cittadini di Hiroshima. I sopravvissuti temevano che nella città in rovina per anni non sarebbe più cresciuto nulla per decenni; invece dopo qualche anno gli alberi hanno ripreso incredibilmente a germogliare, tra questi il Ginkgo biloba del Tempio Hosebo di Temarachi. Il nostro piccolo Ginkgo biloba è figlio di questi alberi sopravvissuti al bombardamento atomico e porta con sé un messaggio di speranza e di pace di cui ci onoriamo di portare il seme.


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