Storica straordinarietà, nulla resterà come prima

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On. Flora Frate

Cari colleghi e professori, vi invio una riflessione, scritta qualche giorno fa e pubblicata sul Roma, sulle sfide del futuro. Un caro saluto…

I dubbi circa l’esplosione improvvisa del virus, con la repentina diffusione a macchia d’olio in alcuni Paesi, hanno portato alla ribalta le narrazioni più avvincenti e valide sotto il profilo “logico”, ma di per sé stravaganti, della Rete. Con la Cina, considerata l’artefice di un’oculata strategia mondiale volta a ridefinire gli equilibri geo-politici nel tentativo di affermare nuove supremazie cino-russe. Ricostruzioni decisamente più ardite e fanta-complottiste danno sfogo invece alla possibilità che sia in atto un vero e proprio sterminio, una sorta di guerra silenziosa volta a distruggere l’essere umano in quanto tale. “Siamo troppi” si legge su Facebook, sotto qualche post. Altri vi leggono una rivalsa del Mezzogiorno, qualcun altro il tentativo economico dell’élite sanitaria di imporre la vaccinazione di massa, consumando una vendetta nei confronti della galassia No Vax. E così, nella più nebulosa confusione, si scatena il panico collettivo. In sostanza, un Paese diviso in due, con un Nord scosso nelle fondamenta della sua produttività e un Sud rassegnato, che arranca tra paure ataviche e un domani “ipotetico”. Eppure dietro allarmismi, elucubrazioni fantasiose e isteria di massa si celano contraddizioni profonde verso le quali non si può non sviluppare un’attenta riflessione. La complessità non può essere spiegata attraverso il linguaggio destrutturante della Rete: la semplificazione non è sinonimo di accessibilità alle informazioni. Se tutto rimane appiattito dentro una dialettica buono-cattivo, giusto-sbagliato, sacrificando i concetti per esigenza di immediatezza e di intermodalità, le informazioni rimangono intrappolate in una bolla mediatica pronta a esplodere al momento opportuno. Da un lato c’è chi specula attivando rumorose tifoserie e strumentalizzando le paure, dall’altro c’è chi propone una strategia monca di visione e chi, ancora, una aristocratica comunicazione scientifica. Questo ribaltamento dei termini – per cui la politica viene sostituita con il tecnicismo, la scienza con l’elitarismo e l’opinione pubblica con il populismo – è tipico di una società post-moderna che mette a nudo le sue contraddizioni, ponendo a rischio il senso storico e civile delle democrazie occidentali. Le ricercatrici che hanno isolato il virus sono l’esempio più evidente di un Paese riversato nelle sue antinomie, dove la precarietà non trova giustificazione rispetto al merito. Non vi è certezza alcuna se non che il virus, nella sua storica straordinarietà, lascerà strascichi di pensiero critico e una presa di coscienza collettiva tale per cui non sarà più facile far accettare alcune scelte politiche, economiche e sociali senza battere ciglio. Alcuni dicono che il Governo uscirà da questa crisi rafforzato, che l’economia si riprenderà, che il lavoro aumenterà: augurarselo è doveroso e personalmente farò la mia parte. C’è bisogno di normalità, con la consapevolezza però che nulla sarà come prima. È tempo di garanzie per il futuro.

On .dott.ssa Flora Frate- sociologa ed insegnante

Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, Roma

Deputata Gruppo misto- Commissione XI (Lavoro)


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