VIVIAMO IL TEMPO DELLA CECITA’ MORALE

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LATELLA 14 GENNAIO 2016La trattazione del tema “In casa con il nemico “non può non tenere conto degli effetti che i mutamenti sociali, culturali, tecnico – scientifici ed economici producono sulla società e sulla famiglia.  La storia dell’uomo testimonia come ad ogni cambio di paradigma il mondo   subisce una metamorfosi che riguarda tutti perché modifica radicalmente i rapporti tra organizzazioni e individui. A quest’ultimi – secondo Ulrich Beck – tocca prenderne atto e ridisegnare le istituzioni in forma consona affinché la metamorfosi del mondo da occasione di crescita non diventi fattore di destabilizzazione radicale.  Le tracce della violenza di genere sono marcate nella storia dell’umanità. E il dominio maschile sulle donne è oggetto di una voluminosa pubblicistica che tratta le caratteristiche del fenomeno nel contesto delle varie ere storiche. Nell’attuale, post moderna e post industriale, la violenza di genere ha assunto una dimensione globale che produce effetti disumani sia dal punto di vista fisico che psicologico. Effetti amplificati dalle autostrade telematiche che attraversano il pianeta e trasmettono, in forma vivida e facilmente leggibile, le sofferenze degli altri   che arrivano quasi ovunque e in qualsiasi momento.Questo produce due dilemmi di natura etica: essere spettatori non è più “la condizione eccezionale di poche persone perché tutti siamo testimoni dell’afflizione, del dolore, della sofferenza” e della violenza in generale e, in particolare, di quella che si registra tra le mura domestiche; e che , spesso, “abbiamo tutti bisogno di discolparci e di giustificarci. E tutti, o quasi tutti, ci troviamo, a dover ricorrere, una volta o l’altra, all’espediente della negazione della colpa”. Questo pensiero, mutuato da “Il Secolo degli spettatori” del compianto Zygmunt Bauman, conferma il modus vivendi dell’uomo post moderno e post industriale costretto sì ad assistere al grande dilemma globale della sofferenza, ma a volte egli stesso diventa la fonte di questo male sociale.   Un demone che si aggira in una società individualista, rissosa, litigiosa, violenta che ha nel consumismo il comune denominatore. Mi chiedo- come molti prima di me l’hanno fatto ed altri continueranno a farlo-, se anche di fronte alla violenza di genere, in particolare di quella intramuraria, l’indignazione –  ecco il secondo dilemma etico –  riuscirà finalmente a radicarsi nelle nostre coscienze sempre più assuefatte dei paradigmi della modernità liquida e, ribadisco, della società consumistica che  ci rende  prima spettatori bulimici e subito dopo cinici come se, oltre alle cose, anche gli esseri umani fossero  oggetto del desiderio che prima li usano e dopo li conferiamo tra gli scarti

Generale Garofano3“In casa con il nemico” è solo uno degli aspetti, sicuramente subdolo e pericolosissimo, della violenza di genere, cioè di una delle emergenze dell’attuale società società-mondo.Mi limito a citare un dato ufficiale: nel 2018, tra gli altri episodi di violenza di genere, nel nostro Paese sono state uccise oltre cento donne. Non una, ma cento. La scomposizione del dato evidenzia che un episodio su tre va inquadrato nella fattispecie del femminicidio. Termine con il quale, nel 1992, la criminologa Diana Russell, indicò come la “situazione in cui la morte di una donna rappresenta l’esito estremo di atteggiamenti o pratiche sociali misogine”. L’uomo che uccide un altro essere umano “per il fatto di essere donna”. Terribile.   Secondo l’Istat ogni anno arrivano ai centri antiviolenza ben 49 mila chiamate. Numeri da nuovo medioevo: una vera emergenza.   Noi tutti siamo non vogliamo, assolutamente, abituarci a questa barbarie e considerare un mero esercizio mnemonico il ricordo di tante vittime di violenza di genere dentro e fuori le mura domestiche. Siamo alla ricerca dell’antidoto: forse dobbiamo cambiare le strategie messe in campo fino ad oggi.  Perché nonostante gli sforzi e i buoni propositi, purtroppo, non siamo riusciti a trovare un efficace rimedio per limitare, frenare, questa forma di violenza.  Ritorna quanto mai attuale il concetto baumaniano della società liquida che trancia le nostre radici valoriali e produce la disgregazione delle famiglie che spesso diventano incubatrici di violenza. Con effetti disastrosi: brutalità fisiche e psicologiche che si riverberano sui suoi   componenti più fragili: i bambini e gli adolescenti, in particolare, condannandoli a vivere in un ambiente in cui il dominio maschile sulla donna– come sostiene il sociologo francese Pierre Bourdieu- “è la più antica e duratura forma di oppressione esistente”.

Generale Garofano 1La responsabilità, l’amore per i figli rende la donna insensibile al dolore fisico e psicologico, l’aiuta a resistere a qualsiasi oppressione del partener: marito o compagno. Alla fine si abitua. “L’abitudine – scriveva Oriana Fallaci – è la più infame delle malattie, perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci”.  Al termine di uno dei tanti convegni sulla violenza di genere, in particolare quella intramuraria, fui avvicinato da una donna esile e dagli occhi scavati dalle lacrime e dalla sofferenza. Mi disse: “Lei ha ragione, ma io soffro per cautelare i miei figli. E si ricordi che non è giusto piangere davanti ai bambini”. Chissà quante mamme sopportano i loro carnefici per  tenere unita la famiglia.Torno ai cambiamenti, o metamorfosi,  che nella società dei consumi  producono effetti contrapposti: da un lato troviamo la ricerca di prospettive a lungo termine, di stabilità occupazionale, di sicurezza sociale: bisogni primari che la globalizzazione neoliberista allontana sempre di più dalle masse, producendo nuove povertà e scarti umani; dall’altro il cittadino globale subisce oltre al fascino anche  le tentazioni delle tecnologie informatiche e telematiche, sempre più utilizzati in modo improprio  rispetto alla loro  funzione primaria: migliorare le condizioni sociali, culturali, scientifiche ed economiche della società, eliminazione le barriere spazio tempo, ampliare degli spazi di democrazia  e di partecipazione. Tecnologie che fanno aumentare i rischi di una mutazione antropologica che non si esclude traghetterà le future generazioni nella tanto temuta post umanità.

Generale GarofanoChe è già iniziata e che, pertanto, si rende indispensabile un nuovo umanesimo. Ai new media si aggiungono quelli tradizionali ( la tv)  che fanno entrare nelle nostre case scene di violenza, processi mediatici, narrazioni di sangue, falsi miti,  linguaggi aggressivi,  politici litigiosi, fake new  che aumentano il livello della nostra agressività e alimentano la sfiducia nei confronti dello stato.   Siamo all’emulazione: anche la famiglia sostituisce i legami con le commessioni, baratta i  sentimenti con le  merci. E come dice Bauman “non conosciamo più la gioia delle cose durevoli”; “non tolleriamo la routine perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere gli oggetti ‘usa e getta’ da rimpiazzare velocemente”.  Anche l’amore “affronta la noia della quotidianità” e diventa come qualunque altro bene offerto dal libero mercato dove ogni singola merce ha un prezzo. Ed allora i rapporti di coppia diventano elastici, vulnerabili sia nella durata come nella forma.Oggi, si preferisce rifugiarsi negli usi post moderni del sesso, quello offerto dalla rete: con le chat, i siti d’incontri, e quant’altro ci propinano le applicazioni istallate sui nostri dispositivi telematici, fissi e mobili. Capita spesso che utenti dei social, utilizzando il furto d’identità, contattano una delle tante amiche virtuali, le fanno invaghire, poi mettono in pratica il loro diabolico piano estorsivo e ricattatorio.  E se i ragazzi diventano protagonisti di episodi di sexting, gli adulti sono gli artefici del sextortion: episodi che la polizia delle comunicazioni è chiamata ad intervenire a seguito di precisa denuncia o dopo episodi di violenza fisica.

Gnerale Garofano 2Anche l’amore è diventato liquido. Si va alla ricerca del massimo appagamento, con la minima spesa e con la consapevolezza di aver iniziato un rapporto a termine. La precarietà di questa relazione destabilizza l’ambiente familiare: nascono le prime incomprensioni, seguite dalle liti tra coniugi, dall’abbandono del tetto coniugale, dal desiderio di incollare i cocci di quell’unione in frantumi. Non per amore, spesso per orgoglio, possesso. Ed allora la violenza assassina diventa protagonista.   La famiglia necessita di essere aiutata. Oggi, invece, se ne parla solo in termini populisti e per fatti legati alla cronaca nera. E non capiamo – come ha sottolineato in una recente intervista al Corriere della Sera il prof. Massimo Ammaniti – che “è andato in sofferenza l’asse cruciale e centrale di questa istituzione, la sue leggi fondamentali: come la scelta della procreazione, l’impegno che comporta l’allevamento della prole, le rinunce e i sacrifici che sembrano sempre più finalizzati. alla ricerca delle felicità individuale, alla cultura del narcisismo che mette al centro della vita la soddisfazione dei propri desideri”. La famiglia specchio della società.  Con i grandi che non voglio crescere e scimmiottano i figli, sia nell’uso degli apparati elettronici e finanche il modo di vestire: siamo alla famiglia “adultescente”. Società e famiglia: ad entrambe viene chiesto un comune impegno per rivedere l’intero sistema relazionale, intervenire in quella zona grigia da cui nascono linguaggi, certi comportamenti che di per sé non costituiscono reato, ma che, senza dubbio, rappresentano la struttura su cui si organizzano forme di violenza sempre più esplicite.

LOGO ASI CALABRIAOggi, tutti i componenti di un nucleo vivono sotto lo stesso tetto: ma solo con il corpo perché la mente di ognuno di loro è altrove. Si vive in una dimensione virtuale che ci chiude in un eterno presente. In famiglia è venuto meno il rapporto interpersonale, si comunica pochissimo e male. Capita sovente che per comunicare da una camera all’altra dello stesso appartamento si faccia ricorso agli sms o a WhatsApp.  Tablet, IPad, IPhone sono diventati vere e proprie protesi che ci garantiscono lo stato online, i rapporti virtuali. E quando ritorniamo offline prevale in noi un disadattamento gravido di incomprensioni, di forme di litigiosa dettata da futili motivi, di rissosità spesso difficile da governare con conseguenze drammatiche.  Oggi la donna, che continua a lottare per la parità di genere, potrebbe trovare nella   rete il medium ideale (un importante alleato) sia per continuare a denunciare discriminazioni e violenze fisiche e psicologiche, sia per avviare un’azione pedagogica finalizzata all’affermazione della cultura del rispetto e della parità di genere. Il mondo della rete, come l’essere umano, è un mondo complesso per questo – come sottolinea Edgar Morin – “il faro che deve guidare l’uso delle tecnologie si chiama etica”. L’altro alleato è senza dubbio il sistema scolastico che dovrà assumersi il compito di trasmettere alle future generazioni gli anticorpi sociali per sconfiggere un fenomeno che coinvolge decine di migliaia di donne quotidianamente costrette a fare i conti con la sopraffazione, la privazione delle libertà, l’umiliazione e la paura.Accennavo al linguaggio in generale, ma non si possono sottacere gli effetti destabilizzanti di quello della polita: negazione dalla solidarietà, dell’umanità che ci riporta al conetto della guerra di tutti contro tutti, all’odio, alla mistificazione, all’uso blasfemo di simboli religiosi.  E diventiamo insensibili ad qualsiasi forma di dolore: soprattutto morale. E quando questo “perde la salutare funzione di avvertimento, di allarme e di spinta ad aiutare il nostro simile, inizia il tempo della cecità morale” (Bauman).

Antonio Latella – sociologo


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