UNA CONFUSIONE CHE GENERA INQUIETUDINE

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IMG-20161102-WA0002Le dinamiche politiche non sono affar nostro, ma lo diventano nel momento in cui rimaniamo disorientati, frastornati da quanto si sta verificando in seno alla coalizione governativa. Quello che sta avvenendo in Italia non può non preoccuparci e, soprattutto, non può non impensierire gli italiani: di centro, di destra, di sinistra, populisti e sovranisti (“sinceri”) compresi. La confusione genera inquietudine, i comportamenti scetticismo, le forzature sospetto, la sovrapposizione di ruoli timore: e tutto questo messo insieme un diverso orientamento dell’opinione pubblica che, ostaggio dei gravissimi problemi dei Paese, si sposta, a volte sull’ onda dell’emozione, da un versante all’altro dello schieramento politico e genera instabilità.

Primo errore: due diverse filosofie politiche difficilmente fanno un governo. Per questo il contratto è stato l’escamotage per la composizione di una maggioranza. Il governo di un paese nasce sulla base di un accordo politico non già tramite un rogito notarile strutturalmente rigido che, al primo ostacolo anche interpretativo, non consente margini di mediazione. E allora saltano le gerarchie  e la sovrapposizione dei ruoli diventa materia del contendere. A nulla valgono i percorsi obbligatori segnati dalle norme costituzionali e la mancata rinuncia all’orgoglio dell’appartenenza, al protagonismo personale condanna il Paese alla deriva. Dirsi preoccupati non è un’esagerazione, soprattutto perché questa deriva l’Italia l’ha vissuta in modo drammatico durante il secondo ventennio del secolo breve.

Dicevamo del clima di confusione, alimentato dalla circostanza che i due maggiori azionisti di governo svolgono, contemporaneamente, anche il ruolo di segretario di partito. Le logiche degli schiarimenti non possono condizionare il governo del Paese che, una volta in carica, deve tenere conto dell’interesse di tutti i cittadini. Non è stato facile in passato e, a maggior ragione, non è facile oggi che la politica è subordinata alle forze globali.  Da mesi ormai siamo alle prese con una confusione di ruoli che non può essere legittimata dalla buona fede delle forze sindacali le quali, preoccupate dalla grave condizione socio-economica del Paese, non se la sentono di rifiutare i tavoli di concertazione. In questo momento di preoccupazione e di litigiosità tra e all’interno delle forze politiche di maggioranza, il sindacato – per restituire fiducia a milioni di lavoratori- deve assumersi la responsabilità di dire se la convocazione di lunedì al Viminale sia avvenuta da parte del segretario di un partito, oppure dal rappresentante del governo in carica.

 Nel primo caso, compresa la presenza di un ex sottosegretario indagato per corruzione, nulla da dire. Ma se la seconda ipotesi dovesse risultare vera, allora non si può non essere preoccupati per lo sconfinamento di un ministro nel campo di competenza da altri suoi colleghi e del Presidente del consiglio che giustamente lamenta una “scorrettezza istituzionale”.  Il momento di preoccupazione, tra gli altri effetti, potrebbe contribuire ad intaccare quella simpatia d’amblée suscitata in tanti italiani nei confronti della fede giallo-verde.  Fede che il vento russo potrebbe spingere gli elettori alla ricerca di nuove religioni politiche.

Antonio Latella giornalista e sociologo

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