Sviluppo locale: Comunità attive e ruolo del Sociologo

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Il tema del lavoro è sempre al centro dei pensieri di cittadini, politici e amministratori. C’è chi lo cerca, chi lo vuole cambiare, chi lo vuole lasciare.                Vi è poi la sfida/minaccia  scaturita dall’utilizzo sempre più esteso dell’intelligenza artificiale e dall’automazione nella gestione dei processi produttivi di molti settori (bancario, grande distribuzione, agricoltura).FRANCO CACCIA

I dubbi del futuro

L’impiego delle macchine riduce o aumenta i posti di lavoro? Sviluppo è sempre sinonimo di occupazione? E’ realistica la prospettiva di uno sviluppo senza lavoratori? Quale formazione suggerire alle giovani generazioni?

Sono tanti gli spunti su cui è necessaria una riflessione multidisciplinare su un tema così complesso. Certo è che l’approccio del Sociologo al tema dello sviluppo e dell’occupazione non si può limitare alla raccolta di dati, statistiche e proiezioni.           A noi spetta il compito di contribuire, in fasi e con strumenti professionali diversi, a restituire al lavoro il carattere distintivo di un’espressione, tipica dell’attività umana, che si attua e si sviluppa all’interno di Comunità abitate da persone che esprimono bisogni e sono portatrici di risorseOggi viviamo nella società post-industriale, la migliore tra quelle che hanno caratterizzato l’evolversi dell’umanità. Indicatori che confermano questa condizione sono sotto gli occhi di tutti: allungamento della vita media, miglioramento delle condizioni abitative, ampliamento della popolazione istruita, miglioramento generale della qualità di vita della popolazione. Ovvio che esistono delle criticità e tra queste il lavoro, specie nelle regioni del Mezzogiorno, è da oltre un secolo quella principale. Non si vive per il lavoro ma per vivere è necessario lavorare (almeno prima del reddito di cittadinanza)Il lavoro nella società postindustriale ha contenuti differenti dalle epoche precedenti. Una qualità che deve avere il lavoratore oggi è la creatività. Diversamente se il lavoratore viene impegnato per attività ripetitive, nel tempo verrà sostituito da una macchina.Per oltre un secolo il modello organizzativo adottato, anche dalle amministrazioni pubbliche, è stato quello Tayloristico, nato all’interno delle fabbriche. Abbiamo vissuto il  paradosso di un Sud privo di fabbriche ma omologato a sistemi organizzativi tipici dell’industria. Il principio organizzativo utilizzato dall’industrie può essere sintetizzato in una parola: omologazione; tutti a lavoro nello stesso luogo, allo stesso orario, con gli stessi vestiti, le stesse auto, ecc.I processi di urbanizzazione hanno risposto a tale necessità e le città si sono popolate di  palazzi sempre più stretti, brutti e privi di spazi per la relazione ed l’aggregazione delle famiglie. Nascono da quelle scelte  processi di socializzazione sempre meno centrate sui valori dell’identità, bensì su quelli della proprietà di beni materiali e della precarietà.  Esattamente il contrario di quanto sarebbe stato necessario per investire nella crescita delle Comunità.

Le COMUNITÀ, intese come luoghi di vita, di identità, spazi di collaborazione per i cittadini rappresentano il contesto ideale per promuovere una migliore qualità di vita attraverso una conoscenza non standardizzata dei bisogni e soprattutto delle tante risorse di cui ogni contesto e ogni persona sono portatori.Chi scrive ha direttamente vissuto un’ esperienza entusiasmante in un delicato settore della vita del cittadino vale a dire la cura della non autosufficienza. In particolare l’azienda sanitaria di Catanzaro ha promosso la gestione di un progetto di cura a domicilio rivolto a 600 famiglie beneficiarie nel periodo 2013 – fine giugno 2019, in cui è stato possibile mettere in atto azioni tipiche delle competenze distintive del Sociologo. Attività di informazione e comunicazione con le istituzioni e i cittadini, attività di formazione delle figure di cura, attività di promozione dell’assistente familiare, promozione di intermediazione domanda/offerta (famiglie – operatori di cura), organizzazione di eventi territoriali per una solidarietà tra generazioni e per la promozione della qualità della vita.Questa esperienza sintetizzata anche in un libro è stata la testimonianza diretta di come, con la richiamata creatività, i bisogni della comunità, in questo caso, la cura della non autosufficienza, siano diventati un’opportunità per la crescita solidale delle comunità e per la promozione di nuove e qualificate opportunità di lavoro (ben 750 sono stati i contratti stipulati durante il periodo).Marco Pavone

La scelta di dare alle stampe il testo  dal titolo  “Una buona pratica per la cura della non autosufficienza”, nasce dalla convinzione che la conoscenza rappresenti la base su cui costruire progetti di futuro individuale e comunitario.Era doveroso altresì testimoniare pubblicamente la portata del lavoro innovativo realizzato da comunità di professionisti ma anche da comunità interne distribuite sull’intero territorio del distretto sanitario che grazie a questo progetto hanno sperimentato forme di partecipazione attiva ad un modello di cura centrato non solo sulla malattia e sul farmaco bensì sulla qualità e intensità della relazione umana.È questo un filone di progettazione sociale e territoriale su cui, viste anche le proiezioni demografiche dei prossimi decenni, nonché la continua riduzione delle risorse finanziarie pubbliche e l’indebolimento delle reti familiari vi è urgenza di “menti pensanti” capaci di promuovere sistemi di cura personalizzati all’interno di Comunità rivitalizzate. La sfida affrontata con il libro è anche quella di stimolare o favorire l’approccio culturale e organizzativo, da noi utilizzato a Catanzaro, in altri contesti e in altri settori di intervento.Le comunità quindi non si identificano solo con i numeri ma devono essere guardate con altri occhiali. Vi è un patrimonio inestimabile di umanità,  di identità, di tradizioni, di culture che chiede di essere riconosciuto e valorizzato all’interno di un processo di sviluppo sostenibile in cui il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente è frutto di una partecipazione attenta e responsabile del cittadino, singolo o associato. In altre parole un nuovo sviluppo per i nostri territori è possibile.Possiamo andare oltre e affermare con assoluta certezza che il Mezzogiorno, per le caratteristiche storiche, ambientali e per l’enorme capitale sociale di cui dispone, potrà essere il luogo  ideale in cui realizzare una nuova forma di sviluppo sostenibile. Un processo di sviluppo capace di valorizzare beni ambientali, culturali e professionali, in una parola una “best-practice” cui attingere a livello nazionale ed internazionale. Se è vero che il frutto dipende da ciò che facciamo nel presente (Gandhi), è necessario agire , qui ed ora, perché le nostre comunità conoscano una nuova stagione di sviluppo e di crescita.

 Vi è una condizione preliminare perché tutto questo avvenga:

                                                    i Sociologi facciano i Sociologi .


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