SCUOLA E ALFABETIZZAZIONE EMOZIONALE

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Le neuroscienze sono diventate la nuova frontiera dell’uomo. I sentimenti, le emozioni, da sempre escluse dalla ricerca e dagli studi scientifici, ne diventano l’oggetto principale. Da oggi la scienza è in grado di fornirci una sorta di mappatura del cuore umano: come le emozioni influenzano la nostra vita e come possiamo utilizzarle per  migliorare la nostra vita.

sonia ASIProgrammi di alfabetizzazione emozionale nelle scuole diventano urgenti. Il benessere emotivo degli alunni è una delle tematiche maggiormente considerate nell’ambito di progetti finalizzati alla prevenzione della dispersione scolastica. In molte scuole italiane sono stati realizzati programmi per la prevenzione del disagio giovanile, ma ancora molta strada c’è da fare. L’esclusione e la marginalizzazione nei programmi scolastici di spazi da destinare alla formazione emozionale per combattere l’analfabetismo emozionale, rafforza l’impotenza delle istituzioni scolastiche di fronte all’incremento delle difficoltà nel gestire disturbi molteplici fra gli adolescenti e i bambini (Mariani, 2001). Del resto, il disagio giovanile non è altro che uno stato psicopatologico legato ad un quadro emotivo disturbato.

I comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, bullismo, incapacità di analizzare le situazioni con spirito empatico), influiscono negativamente sull’apprendimento e, di conseguenza, sul rendimento scolastico (Mancini e Gabrielli, 1998).

“E’ un nuovo tipo di tossicità che si infiltra e avvelena l’esperienza stessa dell’infanzia e dell’adolescenza, rivelando impressionanti lacune di competenza emozionale” (Goleman, 1995).

La scuola, ente formatore principale delle nuove generazioni, non può soltanto mirare al trasferimento nozionistico classico, ma ha il dovere di incidere sull’intelligenza emotiva dei suoi studenti. Col termine INTELLIGENZA EMOTIVA ci riferiamo proprio al legame tra sentimenti, carattere e istinti morali atti a produrre autocontrollo, entusiasmo, capacità di auto-motivarsi. Lo schema è semplice. Ad esempio, dal lato dell’autocontrollo sappiamo che  le emozioni sono impulsi ad agire, cioè piani di azione di cui l’evoluzione ci ha fatto dono per sopravvivere in momenti di emergenza della vita. Emozione significa proprio: “movimento da”. Ogni emozione si concretizzerà, quindi, in azione; chi è alla mercé dell’impulso è incapace di controllarsi a causa di una diseducazione alle emozioni o, se vogliamo, di una  carenza morale e di una debolezza caratteriale. Discorso analogo per l’empatia: si è altruisti quando si ha la capacità di leggere nell’altro, cioè di essere speculari all’animo dell’altro; quando manca questa attitudine ad immedesimarsi nei sentimenti dell’altro, si è incapaci di provare compassione.

“L’Intelligenza Emotiva è l’ abilità di identificare le emozioni; di accedere e utilizzare emozioni in modo da aiutare il pensiero; di comprendere le emozioni e la pratica emotiva e gestire riflessivamente le emozioni così da promuovere la crescita emozionale ed intellettuale.” – Mayer & Salovey, 1997.

Pensiero ed emozioni, dunque, si uniscono in modo armonico ed equilibrato per il raggiungimento di scopi ottimali.

Concentrando l’attenzione sulla crisi di valori che sta minando dall’interno il corretto sviluppo delle nuove generazioni, possiamo affermare con un certo grado di sicurezza che il disequilibrio emozionale contribuisce in maniera rilevante a rendere sempre più precaria la vita dei nostri ragazzi. Con dati alla mano:

  • La depressione[1] è il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia superino i 2,8 milioni (5,4% delle persone di 15 anni e più) coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015 e siano 1,3 milioni (2,5%) coloro che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’intervista. Rispetto alla media dei paesi europei, in Italia la depressione è meno diffusa tra gli adulti e tra i 15-44enni (1,7% contro 5,2% media Ue28) mentre per gli anziani lo svantaggio è di 3 punti percentuali. La depressione è spesso associata con l’ansia cronica grave. Si stima che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell’anno di disturbi ansioso-depressivi. In Italia nell’anno scolastico 2016/2017 i due terzi degli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado presenta una disabilità di tipo intellettivo (oltre 170mila
  • alunni). Si stima che i minori con disturbi mentali dell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali siano 11 su 100mila minori residenti.[2]
  • Il suicidio resta un’importante causa di mortalità tra gli italiani più giovani. Con un tasso di 4,3 decessi per 100 mila residenti, i suicidi rappresentano quasi il 12% delle morti tra i 20 e i 34 anni (oltre 450): circa una su 8. Su scala globale l’Oms stima che quasi 800 mila persone muoiono per suicidio ogni anno, e nei giovani tra i 15 e i 29 anni il suicidio rappresenta la seconda causa di morte.[3]
  • La causa più comune di infermità è la malattia mentale, sintomi più o meno gravi di depressione colpiscono fino a un terzo degli adolescenti. Negli ultimi trent’anni è triplicata la percentuale delle malattie veneree contratte dagli adolescenti, così come è triplicato l’abuso di alcol e droghe, mentre si è innalzata vertiginosamente la frequenza dei disturbi del comportamento alimentare[4].

Queste casistiche parziali forniscono indicazioni su come i bambini e i giovani siano sempre più preda di problematiche psico-sociali quali chiusura in se stessi per l’incapacità di comprendere se stessi e gli altri, un vuoto emotivo da ricollegare alla incomunicabilità; ansia e depressione derivante dal bisogno di avere attenzioni, di sentirsi compresi e amati, la paura per il futuro; incapacità di distogliere la mente da un pensiero fisso. A questo proposito, vorrei ricordare come nel Berkshire, contea dell’Inghilterra sud-orientale, centinaia di scuole primarie hanno introdotto nei loro programmi delle ore di meditazione per i piccoli studenti. Queste scuole inglesi hanno deciso di introdurre la meditazione allo scopo di aiutare i bambini con la loro concentrazione, il loro comportamento e il contenimento dell’ansia e dello stressi riconoscendo, dunque, alla meditazione, un ruolo “scientifico” importante. Gli esercizi che le scuole propongono sono molto semplici e rilassanti: concentrarsi sul proprio respiro, lasciare andare i pensieri più brutti e pesanti, ascoltare le sensazioni del corpo, gestire emozioni e comportamenti. Meditazione ed educazione all’intelligenza emotiva sono strettamente correlati così come vedremo nei capitoli successivi.

Riguardo alla depressione, invece, generalmente gli adolescenti hanno una scarsa propensione a definire i propri stati d’animo, e provano difficoltà a comunicare la tristezza manifestando, invece, con più frequenza rabbia e ostilità, inquietudine, nervosismo e irritazione, malumore, ecc. (Marcelli, 1994).

 “Alcuni programmi educativi per i giovani, mirati ad insegnare capacità emozionali e relazionali basilari (ad esempio, come migliorare i rapporti con i genitori, instaurare amicizie, aiutare un compagno in difficoltà, intraprendere attività ritenute piacevoli), sono in grado di abbassare il rischio di depressione, anche della metà. In tali programmi, si sperimenta concretamente la possibilità di gestire particolari sentimenti e di affrontare i modi di pensare pessimistici che si associano ai comportamenti depressivi (Stark, 2000) (…)E’ solo con l’affermarsi di una visione poliedrica delle capacità umane, maggiormente scientifica (Gardner, 1993), che è stato attribuito un peso sempre più decisivo al mondo emozionale, alle motivazioni, all’empatia, alle capacità di autocontrollo e di adattamento (Greenspan, 1997).”[5]

I programmi di alfabetizzazione emozionale negli istituti scolastici dovrebbero occuparsi di coltivare cinque competenze emotive fondamentali, sia personali, quindi rivolte a noi stessi, sia sociali in termini di relazione con gli altri, che sono:

  1. Consapevolezza di sé (conoscere in ogni istante i propri stati interiori per gestire meglio scelte e decisioni personali)
  2. Autocontrollo (regolare le proprie emozioni per fronteggiare ogni situazione).
  3. Motivazione (tendenze emotive per guidare se stessi al raggiungimento di obiettivi).
  4. Empatia (percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di adottare la loro prospettiva).
  5. Abilità sociali (gestire bene le emozioni nelle relazioni e saper leggere accuratamente le situazioni sociali per avere massima efficacia. Queste abilità comprendono: comunicazione, leadership, gestione del conflitto, collaborazione e cooperazione).

Queste cinque abilità potrebbero essere allenate attraverso delle esercitazioni specifiche, come ad esempio: costruire un vocabolario personale delle emozioni, meditare su se stessi scoprendo i propri sentimenti; provare a raccontare episodi accaduti concentrandosi sugli aspetti emozionali; indagare sulle reazioni fisiologiche a seguito di una emozione; giocare a “mettersi nei panni dell’altro” e provare a dire cosa si prova, un esercizio efficace per allenare l’empatia; l’ascolto attivo, imparare cioè a saper ascoltare gli altri; usare la fiaba come veicolo emozionale; incentivare la cooperazione nella dinamica di classe; imparare ad accettare il fallimento come lezione di vita e, parallelamente, usare la creatività come piano B per i problemi apparentemente insormontabili; quest’ultimo punto aiuta ad aumentare la fiducia in se stessi.

“L’American Psychologist, una delle più prestigiose fonti di ricerche psicologiche, ha pubblicato molti articoli sull’Intelligenza Emotiva. In particolare, questi articoli hanno fornito un valido supporto presentando dati convalidati nel tempo ed esempi di programmi scolastici di prevenzione ed intervento basati sull’Intelligenza Emotiva, tanto che i ricercatori partendo da qui sono arrivati a concludere che: “Una solida e progressiva sperimentazione porta a concludere che una progettazione didattica orientata alla prevenzione e allo sviluppo dei giovani se studiata e implementata su basi scientifiche e serie influenza positivamente i risultati sociali, scolastici e la salute.”.  In tempi caratterizzati dalle riduzioni dei budget e da intense pressioni sociali sui giovani, sta aumentando sempre più la tensione rispetto a come utilizzare le risorse economiche della scuola per soddisfare i diversi bisogni dei ragazzi.[6]

Proprio come affermava Goleman, dunque, le capacità interpersonali sono fondamentali proprio quanto quelle intellettuali perché servono ad equilibrare il nostro essere razionali col nostro essere compassionevoli. La quadratura del cerchio si ottiene con una linea continua in grado di collegare in maniera circolare cuore e mente allo scopo di permettere un costante scambio di idee ed emozioni che potrebbero garantirci un futuro migliore grazie alla maggiore consapevolezza, ottimismo, empatia e cooperazione.

La crisi sociale non è altro, quindi, che un malessere emozionale che richiede cura e attenzione, un programma preciso di alfabetizzazione emozionale con cui combattere il processo di individualizzazione e atomizzazione degli individui, sempre più sconnessi, scollegati, distanti emotivamente tra loro, rinchiusi in mondi virtuali da cui hanno paura di uscire perché la realtà è fatta di sguardi negli occhi e gli occhi, si sa, sono lo specchio dell’anima.

Dott.ssa Sonia Angelisi – sociologa e ricercatrice indipendente

[1] condizione generale di tristezza, è caratterizzata da apatia, abbattimento, autocommiserazione paralizzante e senso di disperazione schiacciante;

2 https://www.istat.it/it/archivio/suicidi

3 http://www.meteoweb.eu/2018/07/istat-suicidio/1129016/

4 https://www.didaweb.net/fuoriregistro/documenti/vignati.htm

5 https://www.didaweb.net/fuoriregistro/documenti/vignati.htm

6 http://italia.6seconds.org/wp-content/uploads/2017/02/Case-History-nella-Scuola.pdf


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