SALVINI, SAN LUCA, LA TRAGEDIA DI GENOVA E LE STRADE ASPROMONTANE

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone

 

salvini_al_viminiale_07

“Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque…”. Neanche oggi è bella, non quella dei pastori, rimasti in pochi, ma complessivamente la qualità della vita dei cittadini.In questo tratto di Calabria l’inverno non ha mai ceduto il passo alla primavera e i cittadini solo poche volte si accorgono della presenza del sole, i cui raggi opachi si notano solo quando lo Stato mostra i muscoli. E la politica sale fin quassù promettendo il cambiamento delle stagioni pur di ottenere il consenso, gli aspiranti sindaci si affidano all’estemporaneità pur di avere un momento di notorietà in cambio di palloni autografati, incontri di calcio caratterizzati da scene d’avanspettacolo parolaie e noiose, mendaci coreografie con tanto di banda musicale. Se questo non è fallimento… Che si vorrebbe bilanciare, magari con la crociata contro le cosiddette “vacche sacre”, ancora oggi, dopo oltre un quarto di secolo dalla scoperta del fenomeno, gratificata con il conferimento di targhe, dichiarazioni trionfalistiche e notizie in cronaca con tanto di foto.

COMUNE DI SAN LUCAOggi il paese che diede i natali a Corrado Alvaro ha ricevuto la visita del Ministro dell’Interno per una cerimonia significativa che, tuttavia, potrebbe riservare altri tentativi di colonizzazione da parte di chi, magari approfittando dei buoni propositi dell’on. Matteo Salvini, si lascerà andare in espressioni verbali tipiche della lotta politica. Il rischio che si corre è enorme e se dovesse concretizzarsi, San Luca e l’intero Aspromonte passeranno alla storia come la location di un’altra delle tante parate che, scemati gli entusiasmi e le speranze, creano nuovi problemi socio-economici a tutto vantaggio dell’antistato.

Anche in questo tratto del Paese, oggi, si piangono i morti di Genova. Il crollo del viadotto Morandi dell’A10 tocca il nervo scoperto della vetustà del sistema infrastrutturale nazionale. E le polemiche violentano il dolore non solo dei familiari delle vittime, ma anche quello degli italiani tutti. Calabresi e aspromontani compresi, i quali farebbero a meno della parata di oggi che, nel rispetto del genuino intento di Salvini di salire a San Luca, si presta a spargere altro sale sulle ferite di un corpo sociale nei cui confronti lo Stato non ha mai trovato le cure adatte per guarirlo dai suoi atavici mali.  Anche qui, come a Genova e nel resto del Paese, lo scontro politico ricorrente è tra conservazione e modernità: e non solo sul fronte infrastrutturale.  Un principio lo condividiamo: accertamento delle responsabilità e fine delle rendite di posizione. Cioè giustizia e dimissioni.

Le immagini che ieri, senza soluzione di continuità, le televisioni hanno fatto entrare nelle nostre case, da un lato hanno prodotto grande sgomento e dall’altro rabbia per il linguaggio utilizzato nel commentare la tragedia sia da parte di alcuni rappresentanti dell’élite politico – governativa, sia da leader dell’opposizione. Un linguaggio che ha fatto “rivoltare” nella tomba i pochi resti di Hobbes.

A 10 Ponte crollatoImmagini e dichiarazioni che ci hanno riportato con la mente al sistema viario aspromontano, una rete di 1800 chilometri, ieri di competenza della Provincia e oggi passata alla Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Un elicottero ha risparmiato all’on. Salvini il disagio di raggiungere in auto San Luca e atterrare su un’area sistemata negli ultimi giorni dagli operai di Calabria Verde (l’Aspromonte non è mai diventato un giardino). La condizione di queste strade è una delle cause dello spopolamento delle aree interne, del mancato sviluppo economico di interi comprensori dalla vocazione turistica e agricola. Strade che si intersecano con i torrenti, tracciati dissestati e pericolosi, dove ad ogni curva l’automobilista rischia di andare incontro alla morte. Di simboli e di belle parole, la gente d’Aspromonte è talmente stanca, delusa al punto di aver perso la fiducia nello Stato che il Ministro Salvini, oggi, appare sinceramente convinto di rappresentare.  Le strade del mitico Aspromonte non sono granché cambiate (se non per il poco  bitume che ogni pioggia e/o nevicata cancella) rispetto a quelle che nell’agosto del 1862 registrarono la “resa” di Garibaldi raggiunto dall’ordine dell’allora Ministro dell’Interno Urbano Rattazzi di fermarsi contro Pio IX.strada dell'Aspromonte SAMO

E se la povertà infrastrutturale è anche la conseguenza delle preferenze nei confronti del Nord, ben più grave è quella di uno Stato che non riesce preventivamente a rimuovere gli ostacoli che condizionano il libero formarsi della volontà popolare chiamata ad eleggere un governo democratico del territorio, per poi esibirsi nello scioglimento dei consessi elettivi. Altro che esprimere soddisfazione per lo scampato pericolo, o l’eliminazione dello stesso, dell’infiltrazione mafiosa all’interno di questo o quel comune.  Non v’è dubbio che il vecchio istituto dello scioglimento è un provvedimento superato che mortifica la gente perbene che poi rinuncia a candidarsi. E allora il mondo della politica, quello dell’associazionismo antimafia (sì: dei balli, dei canti e delle infiorate), quello laico e confessionale evitino di arrogarsi il diritto di dispensare le pagelle dei buoni e dei cattivi. Intanto prendiamo atto dell’impegno del Ministro Salvini di voler aiutare San Luca ad avere un sindaco. Se sono rose…

Occorre svestire i panni dell’ipocrisia: i partiti ed i loro leader parolai grafomani, innanzitutto, dovrebbero guardarsi dentro e con coraggio rifiutare i voti pescati bacini in di elettorato poco affidabile, che provengono da ambienti dell’illegalità   diffusa, da gruppi di potere e, soprattutto, da gente corrotta e personaggi mafiosi.  San Luca, la sua gente, l’Aspromonte, i comprensori della Piana di Gioia Tauro ( il porto sta morendo…) e della Locride non hanno più bisogno di promesse. E soprattutto occorre smetterla di parlare dell’Aspromonte come la montagna della ‘ndrangheta, grave fenomeno che spesso diventa un alibi per abbandonare l’idea del cambiamento. Mentre qui tutto è fermo alla realtà delle narrazioni di Corrado Alvaro. E dove i gattopardi sono morti prima di nascere.

 

Latella testone

Antonio Latella

Giornalista e sociologo

presidente nazionale dell’Associazione Sociologi Italiani

 

 


Lascia un commento

Anti - Spam *

Cerca

Archivio

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com