RIFLESSIONI SOCIOLOGICHE SULLE MANIFESTAZIONI COLLETTIVE

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 SANTOSTEFANO FOTO 1Ad oggi la società in cui viviamo è contraddistinta da una intrinseca stratificazione sociale a cui paradossalmente si contrappone un processo lento ed ambiguo di situazioni contrastanti le quali si riversano contro le autorità di ogni singola comunità di una società civile, contro chi detiene il potere. Scioperi, manifestazioni di natura globale si stanno sempre più intensificando in un quadro non molto roseo per il nostro attuale millennio. La libertà di riunione è sancita dagli articoli 17 e 18 della Costituzione Italiana, insieme agli articoli 39 (libertà di associazione) e 49 (libertà di associazione politica). Così cita l’articolo 17: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in un luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. Le manifestazioni collettive (o rappresentazioni che dir si voglia) costituiscono un elemento cruciale nella vita sociale. In essi traspare un’intolleranza di fondo, una ribellione che non invade solo il singolo bensì coinvolge la sfera collettiva, attraverso delle dinamiche le quali si intrecciano fra di loro. Esse sono caratterizzate da un surplus di dinamicità, attivismo sociale e da un fitto network di interazioni comunicative omogenee tra i partecipanti. Il concetto di “rappresentazione collettiva” fu coniato da Durkheim e deriva dal suo pensiero di “coscienza collettiva” distinto dal concetto di “coscienza individuale”. Durkheim in tal caso adotta un retaggio pertamente filosofico ed infatti oggigiorno ci si distanzia da tale prospettiva. Il termine rappresentazione ha una matrice latina (Repraesentatio) evoca dunque qualcosa di simbolico, mistico, visivo, ha a che fare con ciò che si produce dinanzi. Oggi l’idea di manifestazione rimanda alla visione di grandi masse che scendono nelle rispettive piazze; l’atto dello “scendere in piazza” ha una valenza simbolica, il numero dei partecipanti che vi aderiscono e la riuscita della stessa ha un impatto notevole sulle varie opinioni di massa. Un sistema democratico permette di esprimere liberamente nell’osservazione delle norme l’espressioni di tali comportamenti. Lo studioso Gustav Le Bon nel 1895 con il suo libro “Psicologie delle folle” descrive il suo pensiero riguardo le folle che appunto guidano le manifestazioni. Secondo egli la folla è il risultato della somma delle singole persone che la compongono ma comunque diventa un organismo indipendente che acquista una sua identità e una volontà propria. In questo passaggio il singolo perde le sue caratteristiche per acquistare quelle della folla che sono: irrequieta, manipolabile, impulsiva e distruttiva. Il ‘900 è stato terreno fertile di continue manifestazioni di carattere sociale, da quelle per ottenere diritti i lavoratori a quelle del diritto al voto o al divorzio delle donne. Ai nostri giorni una manifestazione che sta suscitando molto clamore è il caso del “Global Climate Strike” uno sciopero di natura globale, nel complesso pacifico. Manifestazione molto simile è il #FridayForFuture capitanato dalla giovane attivista Greta Thumberg. Il primo è aperto a tutti e persino alcune organizzazioni sindacali hanno deciso di aderirvi come la Fln Cgil. A tutto ciò le Nazioni Unite hanno deciso dare ampia apertura all’attivismo giovanile invitando oltre 100 attivisti da tutto il mondo. “La società non è un semplice sistema di individui; al contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze particolari: ma questa condizione necessaria non è sufficiente. Occorre pure che queste coscienze siano associate e combinate in una certa maniera; da questa combinazione risulta la vita sociale, e di conseguenza è questa che la spiega. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo genere”. (Le regole del metodo sociologico, V, p. 102)

Dott.ssa  Francesca  Santostefano  – Sociologa


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