IL FENOMENO SEMPRE PIU’ DIFFUSO DEGLI “HOMELESS”

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   La repentina espansione della crescita demografica ha avuto come conseguenza una spontanea suddivisione della società in classi sociali sia sul versante economico che su quello culturale. E’ senza dubbio FRANCESCAtangibile il divario economico che sussiste fra le metropoli tecnologicamente più sviluppate e i Paesi ancora in via di sviluppo. Ciò ha causato una marcata discrepanza fra coloro i quali erano benestanti prima e lo sono tutt’ora e coloro i quali vivevano in condizioni di basso reddito e restano nella medesima situazione: i cosiddetti “Homeless” ossia i “senza fissa dimora” una sottocategoria culturale che si è imperversata negli anni con sempre più ostinazione e rapidità. “Le persone senzatetto o senza fissa dimora (in francese “clochard” e in inglese “homeless” comunemente chiamati barboni, sono persone che per un tempo indefinito non hanno un fisso luogo di residenza”. (Fonte Wikipedia). All’interno di questa categoria di senza tetto si contraddistinguono coloro i quali volutamente scelgono di vivere ai margini della strada (come gli Hobo o i Punkabbestia) i quali appartengono ad una generazione che si protrae nel tempo dei popoli nomadi oggi comunemente definiti Rom. Da un punto di vista quantitativo i senza fissa dimora nel nostro bel Paese rappresenta lo 0,2% della popolazione residente, fermo restando che la maggior parte di loro è costituita da stranieri i quali vivono in simbiosi e collaborano anche con i senza tetto italiani. Possiamo identificare due livelli, uno  statistico, il cui punto di riferimento è la classificazione ETHOS (European Typology of Homelesness and Housing Exclusion) ed Ethos light (2017) che definisce la condizione di homelessness alle seguenti categorie: (Persone senza dimora; le sfide di un sistema integrato; Caritas Roma, Novembre 2018).

° Persone che vivono in sistemazioni di fortuna senza riparo che possa essere definito come alloggio;

° Persone che hanno bisogno di situazioni di emergenza, ossia cercano riparo in dormitori o strutture di accoglienza;

° Persone istituzionalizzate, i quali vivono in istituti penali (carceri) o strutture sanitaria;

° Persone che vivono in dimore non confortevoli e prive di bisogni primari e fondamentali quali roulotte, accampamenti.

Da un punto di vista qualitativo, secondo la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora una persona senza dimora è : “un soggetto in stato di povertà materiale e immateriale, portatore di disagio complesso, dinamico e multiforme, che non si esaurisce alla sola sfera dei bisogni primari ma che investe l’intera sfera delle necessità e delle aspettative della persona, specie sotto il profilo relazionale, emotivo ed affettivo”. Un’altra definizione dal Comitato dei Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite, secondo cui : “la povertà estrema si manifesta nella concomitanza di molteplici condizioni di svantaggio spesso conseguenza di disoccupazione, malattia, basso titolo di studio, disagio abitativo, che si rafforzano reciprocamente fino a compromettere l’esercizio dei diritti e l’assunzione delle propria responsabilità”. Un insieme di fattori che comportano uno stato permanente, indefinito temporalmente di tale fenomeno. A ciò conseguono dei retaggi antropologici ed etnologici per cui gli homeless sono osservati dagli attori esterni come pericolosi per la società, sono dei vagabondi, considerati dei devianti che nella vita non hanno avuto la volontà di fare o di svolgere qualunque tipo di mansione, e si sono adattati alla vita di strada. La strada rappresenta un luogo simbolico in cui viverci e sopravvivere quotidianamente in ogni situazione, sia sotto fenomeni meteorologicamente instabili che in condizioni di salute precaria. Frugano tra la spazzatura in cerca di cibo con cui nutrirsi e sono spesso in compagnia dei loro fedeli cani. La categoria è maggiormente rappresentata da uomini stranieri, le donne sono leggermente in sottonumero in quanto ricevono maggiori aiuti e sussistenza dalle politiche sociali. Tendono spesso a costituire dei gruppi nelle piazze maggiori, ognuno dei quali ha un preciso ruolo, e così svolgono la loro vita quotidianamente. ( Il ruolo in sociologia è un concetto fondamentale poiché rappresenta l’unità elementare di un sistema sociale. L’insieme strutturato di aspettative e comportamenti attesi riguardanti un individuo che occupa una determinata posizione sociale, dunque rappresenta un insieme di aspettative, regole di un gruppo, è l’esito di un prodotto sociale). Durante i mesi meteorologicamente avversi vengono adibiti dei dormitori da parte dei centri di accoglienza e dalla Caritas funzionali al rifugio degli homeless, dei pasti caldi e delle docce, ma anche centri che svolgono riparo sia di giorno che di notte. E’ senza dubbio difficile semmai complicato catalogare quanti vivono in stato di estrema povertà ed abbandono a loro stessi, quanti sopravvivono quotidianamente senza le dovute cure e medicine, muoiono di stenti e a causa di malattie virali. E’ forse causa di una globalizzazione sempre più repentina e i costanti flussi migratori ad aver avuto come conseguenza questo spacco di strutture e sovrastrutture sociali, economiche e culturali? (Frame entro il quale si svolgono le azioni sociali).

Dott.ssa  Francesca Santostefano- Sociologa


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