IL DISAGIO DEI GIOVANI DAL ‘900 AD OGGI

 

La giovinezza è un periodFRANCESCO OGGIANOo della vita della persona e collettiva mutevole, essa si trasforma in rapporto alla situazione cui ci si riferisce, va determinata in confronto ad altro: l’arco medio della vita, lo stato adulto, la strutturazione economica, le culture e tipi di vita che si manifestano in una certa società. I giovani, come soggetti appartenenti a definite fasce d’età, sono sempre stati presenti ed hanno sempre costituito una insostituibile ricchezza per la conservazione di ogni società umana; ma per un lunghissimo periodo, la transizione alla vita adulta dall’età infantile-adolescenziale è stato brusco e repentino. Soprattutto se di sesso femminile, si diventava adulti prestissimo. Le ragazze infatti, si sposavano in età acerba e prematuramente diventavano prima madri poi nonne. Si indirizzavano velocemente i ragazzi alla caccia, alla pesca e alla coltivazione, lavori fuori dal contesto domestico per i quali occorreva forza fisica ed essi si dedicavano agli impegni bellici nell’ambiente di riferimento: clan, tribù, stati-nazione di cui erano parte importante.

La condizione giovanile, di cui oggi si parla, occupava una parte molto limitata nella vita di ogni singolo soggetto, che si doveva caricare di enormi responsabilità nel lavoro e nella famiglia, nel momento in cui le forze glielo permettevano e qualche volta anche prima, se teniamo presente il cronico problema del lavoro minorile che ha sconvolto (purtroppo si manifesta ancora oggi) la storia dei paesi europei ed extraeuropei.

E’ a partire dal Novecento che i giovani cominciano ad avere una concretezza legata all’indipendenza e alla singolarità sul piano culturale, sociale ed economico e ciò soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale contemporaneamente con l’arrivo della scolarizzazione di massa. Nei grandi centri urbani, dall’inizio del Novecento, si assiste ad un fenomeno giovanile tipico e cioè la nascita di “bande” di quartiere, di cui facevano parte gli strati più poveri della popolazione; fra queste si rammentano le Street Gangs inglesi e le Wilde Cliquen “bande selvagge” berlinesi –presenti nel periodo della grande depressione-, in opposizione ai gruppi giovanili politicizzati (come nazionalsocialisti, partito cristiano e organizzazioni operaie). Alla fine della guerra, dappertutto si assiste a una consistente crescita demografica, la cosiddetta “baby boom”. Durante la ricostruzione postbellica, in tutti gli stati occidentali, si riavvia la industrializzazione e il processo di urbanizzazione, determinando un massiccio evento migratorio interno ed esterno. A questo punto si sviluppa una forte distanza tra coloro che, emigrati, si adeguano alla nuova realtà e coloro che sono rimasti a vivere nella propria terra. I giovani immigrati di seconda generazione al di sopra degli altri, sono quelli che più si allontanano dai modi di vivere dei loro genitori, anche perché nel frattempo si sono scolarizzati e vengono abituati a vivere secondo il modello “urbano” e “moderno”.

Grazie all’aumentato livello d’istruzione, tra le generazioni che da tempo vivono nelle grandi città industrializzate, si assiste ad evidenti cambiamenti; i giovani che vivono nel post-guerra raggiungono un livello d’istruzione superiore a quello medio conseguito dai loro genitori, che quindi non hanno più le possibilità di competere con i propri figli. In forza dell’istruzione più elevata quindi, i ragazzi più giovani percepiscono un senso d’indipendenza e talvolta di superiorità, intuendo la possibilità di riuscire a migliorare la propria condizione socio-economica. La nascita di un vero e proprio “movimento giovanile” avviene come conseguenza dell’allungarsi dell’iter scolastico, della lunga frequenza di milioni di ragazzi nelle scuole superiori e poi nell’università, che creano le condizioni più adatte per un raggiungimento di una più matura consapevolezza. All’interno del movimento si intuisce la sua peculiarità nei confronti del mondo degli adulti e la capacità di elaborare in modo autonomo una propria “cultura giovanile”.

Per poter attuare la ricostruzione storica della tematica giovanile nel periodo del dopoguerra, si possono individuare quattro fasi:dagli anni ’50 alla seconda metà degli anni ’60, precisabile come età del decollo giovanile; dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ’70, identificante con il periodo della contestazione giovanile;gli anni ’80, per lungo tempo rappresentati come l’epoca del riflusso giovanile, dalla superiorità della sfera politica alla supremazia di quella privata;gli anni ’90, rappresentati con la stagione del simbolismo culturale giovanilistico.

Comportamenti ed atteggiamenti “emergenti”, “imitativi”, “conformisti” si rilevano in ognuna di queste fasi, che indicano la transizione tra un reale “stato nascente” ad una specie di “routine”. Gruppi, movimenti ed aggregazioni giovanili sono rappresentativi di ogni periodo e la società adulta di fase in fase dà risposte precise e tipiche, che passano da una replica repressiva (associata ad un chiaro disaccordo e ad una chiara manovra di avversare e di annullare il nuovo orientamento), alla replica adattiva (con atteggiamenti più accomodanti di distacco e di controllo), ad una completa ammissione-strumentalizzazione, distinguibile dall’impiego degli atteggiamenti e dei comportamenti, nel passato ritenuti “aggressivi”, ad uso commerciale.

Non solo, nell’arco dei quattro periodi individuati, sono cambiate le specifiche forme, ma anche il significato di alcune idee interpretative impiegate per “stabilire” o “precisare” il posto dei giovani: in primo luogo l’idea di “generazione” con la quale si designa una chiara “diversificazione” nell’ambito culturale di gruppi di individui associati dall’età, nei confronti della rimanente società; in secondo luogo l’idea di “controcultura”, atta a dimostrare la progettazione di forme culturali alternative, talvolta cariche di forti caratteristiche ideologiche-politiche, prodotte in modo deliberato e strutturato, in contrasto con gli elementi culturali e dominanti dei gruppi sociali di origine; in terzo luogo l’idea di “subcultura”, utilizzata per determinare forme di reazione, senza la brama di erigere una differente struttura sociale, che restano isolate il più delle volte “nell’area del tempo libero”.

Oggi, per giovani e condizione giovanile, dal punto di vista pratico, s’intende un insieme di soggetti, la cui fascia d’età occupa l’arco che va dai 15 ai 29 anni e sebbene vi sia differenza al suo interno, ad essi si riferiscono le ricostruzioni storiche di cui si è scritto più sopra. E’ necessario non dimenticare che l’età è solo uno degli elementi operativi per precisare la “condizione giovanile”; è più rilevante prendere in esame la condizione familiare (celibe-nubile, coniugato, convivente) e lo stato lavorativo perché questi fattori determinano elementi di intermittenza nel corso della vita personale e sociale, causati da scelte che richiedono maggiore responsabilità nei confronti “degli altri” dal punto di vista affettivo-relazionale ed economico-strumentale.

DIFFERENZE DI DISAGIO GIOVANI

Con l’incremento di articoli di giornale, romanzi ed analisi filosofico-sociologiche sui giovani, tra Ottocento e Novecento, si realizzarono le prime disposizioni peculiari per questa fascia di età: normativa sull’obbligo scolastico, una serie di teorie educative, si svilupparono istituzioni caritative e tribunali speciali per minori. La gioventù comunque era guardata e giudicata come un ammasso di deliri da addomesticare, di entusiasmi da controllare e di impulsi da educare. I giovani rappresentavano una preoccupazione, poiché disagiati e trasgressivi, dovevano essere tenuti a freno in maniera oppressiva. Oggi, nella società contemporanea, i giovani, in genere, rispettano le regole sempre in minor misura e sono attratti con sempre maggior interesse dal proibito. I giovani che, nello specifico, presentano segni di devianza sociale, si mostrano irrispettosi sia nei confronti delle regole che delle persone, spesso usano un linguaggio inappropriato e volgare e il loro divertimento precipuo è quello di danneggiare i beni della collettività.

La mancanza di rispetto nei confronti degli altri è molto deleteria, poiché essa, spesso, si trasforma in espressioni di violenza; oggi vi sono sempre più dimostrazioni di bullismo, in cui il ragazzo, solo nell’aspetto più forte, si burla del giovane più fragile, lo sminuisce, gli sottrae denaro o addirittura lo malmena davanti agli altri ragazzi, dimostrando così la sua prestanza e il suo coraggio.

Altre manifestazioni di disagio giovanile sono l’esclusione e l’autoesclusione. Ad esse, purtroppo, può seguire l’uso della droga: all’inizio si utilizzano sostanze leggere, poi si passa all’assunzione di droghe pesanti, come l’eroina (oggi però sembra che la distinzione tra leggere e pesanti non sia più così netta, in quanto le prime, a causa di addizioni nocive, posseggono lo stesso grado di pericolosità, in termini di salute delle altre), molto spesso si arriva alla dipendenza e qualche volta alla morte per overdose.Un altro rischio del disagio giovanile è purtroppo il suicidio. Ogni anno infatti, si registrano casi in cui giovani, non riuscendo più a sopportare le angherie, le intimidazioni e i soprusi da parte di bulli e non essendo in grado, in nessun modo, di reagire, si danno la morte. 

UTILIZZO DROGHE E FARMACI TRA I GIOVANI

L’Italia, insieme all’Olanda, è tra i peggiori Paesi consumatori di droghe: il 22% degli adulti di età compresa tra i 15 e i 64 anni, nel 2017, ha assunto una qualche sostanza; essa, in particolare, occupa la terza posizione dopo la Repubblica Ceca e la Francia. Relativamente al consumo di cannabis, l’Italia è al secondo posto subito dopo la Francia e al quarto posto per utilizzo di cocaina. In Europa non occupiamo i primi posti per consumo di ecstasy e amfetamine. Dal punto di vista numerico è la cannabis ad annoverare il maggior numero di fruitori, la cocaina invece, è la sostanza più sequestrata in Italia e l’eroina (un oppiaceo) causa il maggior numero di morti per overdose. Facendo riferimento ai recenti dati curati dal Bollettino annuale EMCDDA (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze), il primato del consumo spetta alla cannabis, sia in Italia che in Europa, assunta da 23,5 milioni di persone (il 7% della popolazione), di cui 17,1 milioni di giovani under 34 (il 13,9% di loro). L’87% degli europei ha confessato di aver assunto cannabis almeno una volta nella vita. I giovani comunque, sono i maggiori consumatori: il 21% di quelli la cui età è compresa tra i 15 e i 24 anni, il 16% tra i 25 e i 34 anni, il 7% tra i 35 e i 44 anni, il 3,6% tra i 45 e i 54 anni e solo l’1% degli over 55.

La cocaina è stata consumata da 3,5 milioni di soggetti (l’1% del totale) di cui 2,3 milioni di giovani la cui età è al di sotto dei 34 anni (1,9%); l’ecstasy (MDMA) da 2,7 milioni (lo 0,8% della popolazione), in maggioranza giovani (2,3 milioni, vale a dire l’1,8% del totale); le amfetamine, infine, negli ultimi 12 mesi, sono state consumate da 1,8 milioni di persone (lo 0,5% della popolazione) delle quali 1,3 milioni di under 34 (l’1,1% della popolazione).

A queste droghe si aggiungono gli oppiacei quali metadone, buprenorfina, morfina e ossicodone. Si stima che in Europa 1,3 soggetti corrano rischi di complicanze sotto il profilo sanitario, poiché nel 2017 si è segnalato nell’81% di overdosi la presenza di uno o più oppiacei.

 UN’INDAGINE SUL RAPPORTO DEI GIOVANI CON I FARMACI
“Osservare Oltre” è l’osservatorio sull’universo giovani del periodico online etutorweb.it, che ha svolto un’indagine sulla relazione dei giovani con il farmaco. Lo studio è stato condotto su quasi 4000 studenti tra i 13 e i 19 anni frequentanti i licei classici, scientifici, gli istituti tecnici e professionali; da esso emerge un rapporto distaccato della gioventù dal farmaco, associato ad una scarsa consapevolezza delle proprietà e dei rischi associato ad esso. Gli intervistati dichiarano nel 90% dei casi di non stabilire mai da soli l’assunzione di un farmaco, una piccola percentuale però, il 7%, afferma di farlo spesso contro dolori, influenza, febbre o come rimedio per traumi sportivi.

La maggior parte asserisce di non assumere mai farmaci senza aver prima consultato il proprio medico, ma oltre il 90% dei ragazzi, nel caso in cui prende la decisione di ingerire senza consultazione un farmaco, cerca nell’armadietto dei medicinali di casa e non legge, se non in rari casi, il foglietto illustrativo. Un insieme di sostanze da banco per reprimere uno stato ansiogeno collettivo e oramai, parte integrante del mondo giovanile, ma che senza un percorso di affiancamento terapeutico sicuro, può creare gravi dipendenze, sovradosaggi e per ultimo ma non per questo meno importante, l’utilizzo di “farmaci” fai da te falsificati che possono causare esiti irreversibili o, ancor peggio, fatali. Un prezzo alto da pagare perfino con la stessa vita, che si colloca irresponsabilmente in secondo piano rispetto alla prestazione, al cercare di essere ciò che non si è, al rendere possibile l’impossibile e a tutte le preimpostazioni della società contemporanea.

Dott. Francesco Oggianu Pirari

Sociologo – Socioterapeuta

Dirigente Nazionale ASI

 

BIBLIOGRAFIA

Storia dei giovani, Dogliani Patrizia, Mondadori, 2003.

 L’invenzione dei giovani, a cura di Jon Savage, Feltrinelli, Milano 2009.

 Storia dei giovani, a cura di Giovanni Levi e Jean Claude Schmitt, Laterza, Bari 2000.

 Il secolo dei giovani: le nuove generazioni e la storia del Novecento, a cura di Paolo Sorcinelli e Angelo Varni ; saggi di Roberto Balzani, Donzelli, Roma 2004.

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/04/05/droga-gli-italiani-ai-primi-posti-europa-consuma-cosa/

Repubblica Salute e Associazione Nazionale Presidi, Anna Lisa Bonfranceschi, 2018.

 Olivier Galland, Sociologie de la jeunesse: l’entrée dans la vie, Colin, Paris 1991.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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