I capisaldi del pensiero sociologico sul piano internazionale e italiano

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                                   INTRODUZIONE

Franco Ferrarotti definisce la Sociologia una “scienza dell’incertezza”, esattamente una scienza in crisi “che si nutre di crisi”. E’ una scienza giovane da un lato, dall’altro lo stesso significato di essa stessa è mirato all’ambiguità, definita da egli non solo come scienza ma coscienza “contemplazione distaccata, ma anche impegno sociale e politico”. E’ fondamentale la distinzione tra le diverse prospettive teoriche che si basano sul livello di analisi; lo studio del comportamento quotidiano in situazioni di interazione diretta è solitamente definito Microsociologia, mentre Macrosociologia è l’analisi delle grandi strutture sociali e dei processi di cambiamento di lungo periodo. Macro e micro analisi sono due facce della stessa medaglia strettamente interfacciate tra di loro [Knorr-Cetina e Cicourel 1981; Giddens 1984].

                                                   I FONDATORI DEL PENSIERO SOCIOLOGICO

FRANCESCA SANTOSTEFANOTale scienza è nata in un contesto storico influenzato da radicali smottamenti politico/economici in seguito alla rivoluzione francese la quale ha lasciato dietro di sé perplessità e rammarico in un quadro di mutamento sociale in continua espansione. In tale contesto Auguste Comte (1798-1857) il quale visse in prima persona tale incursione e coniò il termine “Sociologia” intorno al 1840. Precisamente egli coniò il concetto di “fisica sociale” ossia una scienza della società che potesse spiegare le leggi del mondo sociale contrapposte alle leggi delle scienze naturali (scienze sociali). Comte parlava di scienza positiva (influenzata a sua volta dal Positivismo, dottrina secondo la quale la scienza si applica solo a fenomeni osservabili, tangibili). Apporre dunque ai fenomeni sociali la stessa metodologia scientifica che viene data ad esperimenti di natura scientifica. Il ventesimo secolo è costellato da cambiamenti sociali, eventi di impatto storico politici come la Belle Epoque e l’espansione economica, periodo nel quale il pensiero di Emile Durkheim (1858-1917) prese forma. Riprendendo molte delle teorie Comtiane, secondo egli la vita sociale si deve studiare con la stessa oggettività con cui gli scienziati studiano la natura, “studiare i fatti sociali come cose” fatti sociali intesi come tutte quelle istituzioni e regole dell’agire che determinano l’agire umano. Con il termine “Anomia” egli si riferisce al cambiamento troppo repentino che può creare disagi a livello sociale e i vecchi valori si perdono conseguentemente scaturendo un senso di inutilità, timore e disperazione (da qui parte il suo studio famoso sul suicidio). Karl Marx (1818-1883) vissuto durante il ventesimo secolo, osservò i fenomeni sociali da un punto di vista economico concentrando il suo studio sulla borghesia come una ristretta classe dominante contrapposto al proletariato definita classe subordinata. Max Weber (1864-1920) contemporaneo e connazionale di Marx, ritenne che i sociologi dovessero studiare l’agire sociale e ha lo scopo di comprendere il significato nascosto delle azioni individuali. Elemento essenziale del suo pensiero è il concetto di “tipo ideale” ossia costrutti ipotetici che hanno lo scopo di indagare un fenomeno sociale, un continuo processo di razionalizzazione intrinsecamente applicato.

TEORIE SOCIOLOGICHE CONTEMPORANEE

Il funzionalismo intende la società come un sistema complesso le cui parti cooperano per produrre stabilità. Le singole parti della società lavorano come un organismo vivente; tra i suoi maggiori esponenti abbiamo Talcott Parsons (1902-1979) e Robert Merton (1910-2003). I teorici del conflitto o conflittualisti sottolineano l’importanza della struttura sociale (Marx) concentrando il loro studio sulle tensioni tra gruppi dominanti e svantaggiati, tra lotte di classi sociali.

PANORAMA ITALIANO

Sul panorama italiano Antonio Gramsci (1891-1937) elaborò alcune riflessioni nei 33 quaderni rinvenuti durante il periodo della sua carcerazione avvenuto nel 1929 dove centra la sua tematica sull’egemonia (intellettuale e morale) e dominio (esercizio delle forze repressive). “Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza amata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente”. Vilfredo Pareto (1848-1923) concentra le sue teorie sull’economia vista come la scienza che ha per oggetto le azioni logiche dell’uomo per raggiungere i fini adeguati tramite i mezzi a disposizione. La società è composta da elementi che interagiscono fra di loro e tendono a compiere imprese prevalentemente negative che Pareto definisce azioni non logiche in quanto non mettono in atto la consapevolezza dei mezzi rispetto ai fini. Pareto basa lo studio sociologico sulle teorie ossia sulle credenze associate alle azioni suddividendole in teorie logico/sperimentali ed in teorie non logico/sperimentali, nonostante la loro falsità scientifica svolgono un ruolo fondamentale sulla società.

A.Giddens, P.W. Sutton, “Fondamenti di sociologia” il Mulino, Manuali.

Dott.ssa Francesca  Santostefano  – Sociologa

 


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