Hikikomori problema anche italiano?

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Dal 2013 il termine giapponese “hikikomori” è stato inserito tra i neologismi del nuovo Zingarelli (1) con il significato di “isolarsi”, stare in disparte” «riferito in particolare a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale SIMONETTA VERNOCCHI 13 aprile 2019per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria camera da letto senza aver alcun tipo di contatto diretto con il mondo esterno». Tra gli adolescenti italiani si sono avuti suicidi (2) che possono essere ricondotti alla sindrome di Hikikomori, e secondo dati non ufficiali sarebbero circa 100.000 i ragazzi Hikikomori in Italia, pertanto è lecito supporre che questa grave condizione si stia diffondendo anche in occidente.Pare esista una relazione con il Disturbo d’Ansia Sociale, con il Workaholism ossia con la dipendenza da lavoro di uno o di entrambi i genitori, e con lo Studyholism ossia la dipendenza da studio del ragazzo stesso.nIn Italia il suicidio giovanile rappresenta, tra i giovani sotto i 21 anni, la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, mentre i suicidi adolescenziali costituiscono il 10% dei circa 4000 suicidi totali che si consumano ogni anno.

Gli adolescenti lanciano continui messaggi relativi alla loro sofferenza.

Studiando la sindrome di Hikikomori, descrivendone la fisiopatologia e le varie fasi potremo ritrovare comportamenti e caratteristiche proprie dei nostri figli, dei nostri amici, dei nostri giovani, dei nostri studenti. Magari nessuno di loro presenterà tutti i criteri per soddisfare la diagnosi della sindrome conclamata, ma vedremo che alcuni tratti sono molto comuni, e di fatto potremmo considerare alcuni comportamenti molto frequenti tra i giovani, come tentativi di sfuggire dall’Hikomori, di trovare un rimedio, di vincere la fobia sociale, di tornare ad avere un briciolo di normalità e di relazioni interumane vere, magari proteggendosi grazie allo schermo di un PC.Di solito nelle famiglie la presenza di un fratello o di una sorella con cui condividere il carico emotivo in presenza di situazioni oggettivamente pesanti come separazioni, lutti, depressioni, comportamenti violenti da parte dei genitori, viene considerato un elemento protettivo e la sindrome non si sviluppa. La presenza di un nonno, uno zio, un cugino empatico con il fanciullo, hanno pure una valenza protettiva.Quanto sia diffusa la sindrome non ci è noto: ma se teniamo conto delle varie fasi o stadi in cui si evolve, dalla fobia per la scuola alla sindrome conclamata (3) allora possiamo addirittura giungere al 10% dei ragazzi maschi dai 14 ai 19 anni.

Riassumendo quindi nell’ottica della prevenzione precoce della sindrome sono state individuate alcune caratteristiche che si susseguono in tempi ben definiti in modo costante nella maggior parte dei ragazzi con Hikikomori, che possiamo riconoscere e classificare. Gli stadi possono rappresentare livelli intermedi di ansia sociale di cui l’Hikikomori è il livello più estremo. Definiamo cinque stadi della sindrome.

  • I stadio: fobia scolastica.
  • II stadio: ludopatie.
  • III stadio: antropofobia.
  • IV stadio: insonnia.
  • V stadio: agorafobia.

Il ritiro sociale e sintomi fobici

Per quanto riguarda la sintomatologia (4) il sintomo prevalente è il senso di inadeguatezza sociale, che conduce il ritiro sociale, appunto definito anche come il sintomo primario (5), indispensabile per definire la sindrome. L’auto-reclusione di solito limitata alla propria stanza, può durare alcuni mesi o protrarsi per anni. Questa reclusione può risolversi o concludersi con il suicidio. Talvolta la stanza viene sigillata per impedire la penetrazione della luce. Le fughe da questa autoreclusione possono strutturarsi in vario modo configurando le molteplici varianti che rendono di fatto difficoltosa la classificazione della patologia.

Fobia scolastica

Il primo stadio del ritiro sociale consiste in realtà in una fobia specifica, e per la precisione la fobia scolastica. A seguito di un insuccesso scolastico, sportivo, sentimentale o anche di un trauma famigliare, il ragazzo non vuole più frequentare la scuola, fugge il contatto dei pari, presentando un grave disagio psichico. Più spesso maschera il proprio trauma, non ne parla ad alcuno e non è facile collegare direttamente causa-effetto. In una personalità strutturata in questo modo smascherare il problema e renderlo pubblico può peggiorare la sofferenza e causare una ferita narcisistica, ossia una lacerazione grave nell’immagine che di sé stesso il fanciullo ha interiorizzato.

Ludopatie

Il secondo stadio, si presenta come la fase ludopatica consiste nel rifiuto ad uscire dalla propria stanza almeno in apparenza per giocare ai video-games. Neppure per mangiare il ragazzo lascia il video e solo per il tempo strettamente limitato per fare i propri bisogni si reca nel bagno. Il tempo viene occupato dal giocare ai video games, ascoltare la musica, studiare, rarissime solo le visite che avvengono sempre nella propria stanza (6).In questa fase è facile pensare alla ludopatia: la dipendenza dai video giochi possono essere il modo che ha il ragazzo per staccarsi dalla realtà e non pensare, oppure una maschera per mono mostrare il dolore. I video giochi possono tenere incollato il ragazzo per ore e ore di seguito per non dire giorni interi. Un altro modo di vivere questo stadio è la musica assordante, ascoltata ininterrottamente per ore e ore per riempire il vuoto, per non pensare.

Antropofobia

Il terzo stadio è l’antropofobia, ovvero la paura del contatto interumano, ogni relazione sarà mediate dai social. Talvolta la fobia sociale è la modalità di presentazione stessa della sindrome. Fuggire ogni contatto con le persone, fuggire dalla gente, da ogni relazione sociale comporta un peggioramento del quadro clinico.Mentre i contatti fisici sono evitati il ragazzo vive nel web, sempre connesso, le relazioni sono indispensabili alla sua sopravvivenza, ma sono tutte rigorosamente virtuali. La vita si svolge di notte per evitare il contatto anche con i parenti stretti. Durante il giorno o comunque nei momenti di attività della famiglia il ragazzo dorme o tenta di dormire.

Disturbi del sonno

Il quarto stadio è la comparsa dell’insonnia. Restare connesso per ore ed ore, sempre solo, senza contatti, al buio della camera, il ciclo notte e veglia viene meno. Si estrinsecano i disturbi del sonno. La stanza viene sigillata per evitare che entrino raggi di sole o comunque la luce, lo schermo si vede meglio al buio, la carenza di vitamine liposolubili tra cui la vitamina A, peggiorano la vista crepuscolare. La mancanza dell’alternanza luce-buio altera il ciclo sonno veglia. Le alterazioni dell’elettroencefalogramma che attestano lo stato di allerta come avviene durante le crisi di ansia, sono presenti in tutti i pazienti. Quindi i ragazzi non solo non riescono ad avere una normale routine ma neppure un sonno riposante.

Agorafobia, attacchi di panico e disturbo d’ansia

Il quinto stadio è caratterizzato dalla comparsa di agorafobia, ovvero della paura dei luoghi aperti. In questi luoghi sarebbe difficile essere soccorsi in caso di un attacco di panico o di una crisi di ansia.In questo stadio possono comparire gli stati d’ansia e gli attacchi di panico, questi sintomi possono persistere per anni.Altri sintomi si aggiungono successivamente e comprendono l’automisofobia, ovvero la paura di sporcarsi, che nei casi più gravi (7) sfocia e si concretizza in disturbo ossessivo-compulsivo. Una diagnosi precoce ed un’individuazione precoce dei soggetti a rischio può contribuire alla soluzione dei problemi senza che si giungano a soluzioni estreme.

  • Perdita di contatto con la realtà
  • Oltre ai sintomi fobici, e ai disturbi d’ansia, nei casi più gravi può essere presente perdita di contatto con la realtà (8) sospettosità incondizionata e ideazione persecutoria verso l’esterno ma anche verso la propria famiglia. Questo porta ed acuisce l’isolamento sociale, ed il rifiuto al contatto.

Dottoressa Simonetta Vernocchi – Medico e Antropologa

[1] Lo Zingarelli Vocabolario della lingua italiana. 2013 ISBN-13: 978-8808226259.

2 Suicide in young people aged 15-24: a psychological autopsy study Kelly Houston, Keith Hawton, Rosie Shepperd, febbraio 2000.

3 Ricci, C. (2009). Hikikomori – Narrazioni da una porta chiusa. Roma, Italia: Aracne.

4 Aguglia, E. Signorelli, M. S., Pollicino C., Arcidiacono E., & Petralia A. (2010). Il fenomeno dell’Hikikomori: Cultural bound o quadro psicopatologico emergente? Giornale di Psicopatologia, 16, 157-164.

5 Saitō, T. (1998). Shaikaiteki hikikomori: Owaranaishishunk [Hikikomori: Adolescence without end]. Tokyo: PHP Kenkyuujo.

6 Zielenziger, M. (2006). Non voglio più vivere alla luce del sole: Il disgusto per il mondo esterno di una nuova generazione perduta. Roma, Italia: Elliot.

7 Saitō, T. (1998). Shaikaiteki hikikomori: Owaranaishishunk [Hikikomori: Adolescence without end]. Tokyo: PHP Kenkyuujo.

8Aguglia E., Signorelli M. S., Pollicino C., Arcidiacono E., & Petralia A. (2010). Il fenomeno dell’Hikikomori: Cultural bound o quadro psicopatologico emergente? Giornale di Psicopatologia, 16, 157-164.

 


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