HIKIKOMORI, IL MALE DEL SECOLO

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HIKIKOMORI COVERDa qualche giorno è in libreria il volume “Hikikomori, il male del secolo” di Michele Miccoli e Simonetta Vernocchi  (Editrice Lupetti)

Nel saggio “Hikikomori – il male del secolo”, gli autori fanno una lucida analisi di un fenomeno sociale che condiziona i comportamenti di adolescenti e giovani-adulti, resi sempre più fragili e vulnerabili dall’attuale società post moderna e post industriale. A ciò va aggiunta l’infelicità: danno collaterale del consumismo e della sua filosofia del “tutto e subito”. Utilizzato per la prima volta in Giappone nel lontano 1985, il termine Hikikomori solo nel 1994, grazie agli studi dello psichiatra Saitò Tamaki, ha assunto una valenza psico-sociale diventando patologia riconosciuta dal servizio sanitario del Sol Levante.

La scelta di vita dell’Hikikomori non si discosta affatto sia dalla cultura dei singoli Paesi in cui si manifesta il fenomeno, sia dalle loro strutture socio-economiche. I ritirati sociali, oggi, sono sempre più numerosi nei paesi dell’UE e, ovviamente, anche in Italia.

firma digitale lupetti (2)L’Hikikomori del XXI secolo, soprattutto nella variante occidentale, trova nelle tecnologie della comunicazione e dell’informazione il mezzo per mantenere rapporti, sia pur virtuali, con il mondo esterno. In questo modo si realizza una sorta di compensazione con l’isolamento; la fuga in rete identifica pertanto una tipologia diversa dalla dipendenza da internet, strumento che in questo caso non è la ragione dell’isolamento ma la sua conseguenza.
MICHELE-MICCOLI-STUDIO 27.6.2019
Il fenomeno della volontaria segregazione tra le mura di una cameretta ha cause diverse: sociali, caratteriali, familiari. È anche paura di confrontarsi con gli altri coetanei.  In Italia l’identikit di quanti decidono di rimanere in disparte, in prevalenza, riguarda i ragazzi della fascia d’età compresa tra i 13 e i 25 anni: spesso figli unici, di famiglie benestanti, provenienti da nuclei i cui genitori sono separati, a volte con il capofamiglia che ha perso il lavoro. Spesso si tratta di ragazzi senza problemi scolastici. In loro scatta il relè della difesa psicologica per le eccessive aspettative sociali che caratterizzano l’odierna società, sempre più votata alla competizione, alla rincorsa, al superamento dell’amico, del compagno di scuola, di un familiare. E quando l’equilibrio tra la percezione di sé e le pressioni di genitori, insegnanti e coetanei diventa insopportabile, i ragazzi decidono di autoescludersi dal mondo perché temono il giudizio degli altri.  “Genitori, insegnanti e adulti in genere- scrivono gli autori – dovrebbero sapere che il web non è un nemico se la relazione umana rimane il principale veicolo di comunicazione. Il web diventa pericoloso quando tra genitori e figli, docenti e studenti o tra i pari, non si parla più e l’inaffettività relazionale e l’incapacità di provare emozioni profonde prendono il sopravvento”.  Pensare che l’Hikikomori – si legge ancora nel saggio – “sia un problema che riguarda solamente il singolo individuo è scorretto. Bisogna invece riuscire ad osservarlo in un’ottica sistemica, andando ad agire su tutti quei fattori sociali, scolastici e familiari che possono avere un impatto sulla condizione di isolamento”.Nel suo eremo, l’Hikikomori è convinto di salvaguardarsi dal sentimento di vergogna che trae origine dal timore di non essere all’altezza delle aspettative, di non reggere il confronto anche fisico con gli altri coetanei. Ed organizza la sua vita di eremita sociale dedicandosi alla lettura, all’ascolto di musica, all’uso di videogiochi, navigando su Internet magari usando un nickname: osserva, interviene, chatta, gratifica gli altri cybernauti con i suoi like.

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Michele Miccoli  e Simonetta Vernocchi nella loro indagine psico-sociale si soffermano, in particolare, sulla famiglia: le sue gerarchie, i comportamenti dei suoi componenti, i rapporti tra genitori, quelli tra genitori e figli, fondati frequentemente da forme di ricatto affettivo. Ma  Miccoli e Vernocchi  vanno oltre e indicano la strada da seguire: suggeriscono i comportamenti da assumere già dai primi segnali di “incubazione” di forme di ritiro sociale e definiscono il ruolo più appropriato per la famiglia, al fine di metterne a frutto le capacità di recupero e di educazione coerente. Gli autori evidenziano, tra l’altro, che “nei passaggi dall’infanzia all’adolescenza all’età adulta si verificano momenti di radicale cambiamento delle situazioni di vita, dei rapporti affettivi, delle relazioni e delle aspirazioni e prospettive del giovane”. Non manca un’attenzione degli autori alla sfera della sessualità, con il timore dell’adolescente di non essere “normale”, e alle personalità “che si rivelano nello scontro tra realtà e idealità, fra conscio e inconscio, generando una distorsione del processo cognitivo che si rivolge più verso il regresso e la stasi che verso il progresso. L’adolescente ha forti tendenze repressive legate alle rinunce che deve accettare e a volte tali tendenze sono accompagnate da idee suicide”. Che spesso diventano drammatica realtà, come nella storia di “AKKO”, sottoposta dai due ricercatori all’attenzione dei lettori in due pagine del saggio, a compendio della trattazione di quello che, senza esagerare, gli autori indicano come “il nuovo male del secolo”.

Latella testone

Antonio Latella

Sociologo e giornalista

Presidente Associazione Sociologi Italiani


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