Emozioni e società: tra dinamismo e immobilità

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“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi ritrovarsi a volare…

E sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare un sottile dispiacere.

(…)Tu chiamale, se vuoi…Emozioni”.

(L. Battisti/ Mogol 1970)

                                                                                                                       Introduzione

Emozioni, sensazioni, sentimenti e percezioni… Si tratta di esperienze tanto presenti quanto ancestrali. Ogni singolo istante della nostra esistenza presuppone un evento che ci porta a vivere un particolare stato d’animo, appunto un’emozione. Ad ogni emozione, quindi, si correla una certa dinamicità. Non è un caso se l’idea di movimento e di slancio, che una sensazione provoca, sia già impressa nell’etimologia del termine

EMOZIONI E SOCIETA' 1  “emozione”, dal momento che deriva da “emouvoir” che letteralmente significa “mettere in movimento”; tanto è vero che in psicologia questi “moti” interiori sono considerati come vere e proprie reazioni dell’organismo che comportano variazioni sia fisiologiche (aumento della frequenza cardiaca, della respirazione, ecc.) che psichiche. Questi eventi così tipici e variabili, hanno stimolato studiosi come  Charles Darwin, che  pubblicò il saggio “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali(1872)”, nel quale si concentrava sulle espressioni facciali delle emozioni negli esseri umani e negli animali. Darwin sosteneva che le espressioni facciali delle emozioni umane fossero innate e non apprese, e di conseguenza universali, frutto di un processo di evoluzione tra gli animali sociali, e con uno scopo ben preciso: semplificare e aumentare la comunicazione. Nel tempo, diversi studi hanno portato alla conclusione secondo la quale non tutte le espressioni facciali  delle emozioni sono apprese. Pensandoci bene, l’idea di vivere un’emozione presuppone un in-contro, che non favorisce mai la stessa percezione… E’ in questi termini che troviamo una significativa valenza sociologica, del pensiero di Heidegger, ed in particolare nell’opera “Essere e tempo” quando analizza sul piano ontologico il concetto di “situazione affettiva”, un particolare “esistenziale”, che definisce le modalità con le quali “ci sentiamo” “ci capita di essere”, “ci troviamo”; eventi che dipendo dal fatto che siamo-nel-mondo, e quindi, in rapporto con gli altri. Questa “reciprocità”, per dirla in termini simmelliani, comporta lo sviluppo di ciò che Heidegger definisce “tonalità affettiva”, ovvero una forma arcaica di propensione olistica del mondo, per il mondo e con il mondo, poiché “(…) la situazione emotiva apre l’Esserci,(l’uomo nel linguaggio heideggeriano), nel suo essere-gettato e, innanzitutto e per lo più, nella forma della diversione evasiva”(Heidegger 1927). Sono questi i presupposti che ci portano in sociologia, ad analizzare le emozioni, poiché esse trovano origine nella collettività, nonostante assumano, poi, dei connotati personali.

Emozioni e sociologia: frammenti del pensiero di Maurice Halbwachs

In campo sociologico, troviamo un “durkhemiano” che si è occupato delle emozioni, Maurice Halbwachs, che ha difatto gettato le basi di una peculiare branca della sociologia ovvero la Sociologia delle Emozioni. Emozion e società 2Ne “L’espressione delle emozioni e la società”(1947) sostiene che “(…) i sentimenti e le passioni, paiono esigere una elaborazione (…) personale e più prolungata(…). (…) Così, quegli stati affettivi sono imprigionati in correnti di pensiero che giungono nella nostra mente al di fuori, che sono in noi perché sono di altri. Siamo noi, è vero, a provarli. Ma sussistono e si sviluppano, in un mondo in cui siamo di continuo a contatto con gli altri, alla sola condizione che si presentino sotto forme che permettano loro di essere compresi, se non approvati e incoraggiati, dall’ambiente cui noi apparteniamo. Ne consegue che la loro intensità, la loro natura e la loro direzione ne risultino più o meno modificate. Così la società esercita un’azione(…) sui sentimenti e sulle passioni”. Per Halbwachs le emozioni si vivono e di manifestano prima in comune e poi nel singolo individuo, essendo influenzate dalla cultura e più in generale, dagli orizzonti normativi e valoriali a cui si è socializzati sin dalla vita embrionale! Tanto è vero che conclude il saggio ricordando che “Amore, odio, gioia, dolore, timore, collera, sono stati dapprima provati e manifestati in comune, sotto forma di reazioni collettive. E’ nei gruppi  cui apparteniamo che abbiamo imparato ad esprimerli, ma anche a provarli. Anche isolati, abbandonati a noi stessi, soli al cospetto di noi stessi, ci comportiamo a questo proposito come se gli altri ci osservassero, ci sorvegliassero. In questo senso, possiamo dire che ogni società, ogni nazione, e anche ogni epoca pone il suo marchio sulla sensibilità dei propri membri. Indubbiamente, rimane in questo ambito un’ampia parte di spontaneità personale. Ma non si manifesta, non appare se non in forme comuni a tutti i membri del gruppo, che modificano e formano la loro natura mentale tanto profondamente quanto gli schemi del linguaggio e del pensiero collettivo”(ibidem).

Emozioni e società: alcune riflessioni

COSTAProviamo ad applicare questi assunti nel contesto contemporaneo… Certo ciò presuppone una serie di quesiti: oggi che tipo di marchio sta imprimendo la società sui suoi membri? Quanta emozionalità ritroviamo tra gli attori sociali? Abbiamo una nuova tipologia di sensibilità? Possiamo parlare di una scala policromatica, o monocromatica delle tonalità emotive? Sicuramente il passaggio dalla comunità alla società, così come ricorda lo stesso Tönnies, ha inciso particolarmente sulle modalità di trasmissione e propagazione delle emozioni… Dalla centralità del focolare domestico, e con esso, la rilevanza delle reti sociali familiari e di vicinato, all’individualismo più estremo, in cui gli schermi illuminati de televisori, dei tablet o dei telefonini, sono quanto più di “caldo” con cui ci si interfaccia. Ancora più paradossale è la questione relativa alla “pornografia delle emozioni”, per dirla alla maniera di Baudrillard, nel senso che la pratica “pornografica” dell’iper-esposizione della vita quotidiana sui social, possiede sempre di più uno sfondo pseudoemozionale… Bambini fotografati tra le braccia dei genitori, genitori che pubblicano ogni singola attività dei figli;  situazioni, queste, che consentono di rendere ancora più “obesa” questa iper-realtà del web, senza che abbia un concreto risvolto nelle relazioni faccia a faccia. Si sgretola così, il senso di movimento, di slancio vitale che l’emozione presuppone… A questo proposito, è possibile notare come sulla barra di quello che una volta era il “like” di Facebook, oggi abbiamo a disposizione più emoji, che emulano un’espressione non verbale di un’emozione:COSTA 2

Ma ciò non rende forse più algida l’interazione, e di conseguenza, l’esercizio a vivere le emozioni collettive? Come possono sostituire degli emoji una gestualità facciale? E’ anche vero che nella società della pigrizia, cerchiamo di risparmiare su ogni cosa: la mimica facciale presuppone l’attivazione di una serie di neuroni che rilasciano determinati neurotrasmettitori, che si legano su determinati recettori, stimolando il movimento di un numero variabile, ma sicuramente elevato, di strutture muscolari… Un like richiede una frazione di secondo… Se sposiamo le posizioni di Halbwachs, dovremmo pensare che la società, oggi, imprime un nuovo modo di esprimere le emozioni… Una modalità meno “umana” e sempre più “cibernetica”, dove i corpi(fisico e sociale), divengono assieme alla realtà stessa dei simulacri, dei contenitori, dal momento che “Il simulacro non è mai  ciò che nasconde la verità; ma è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità. Il simulacro è vero”(Ecclesiaste). E’ proprio in questa direzione che Baudrillard si muove quando sostiene che “Al giorno d’oggi, tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione. È un principio di simulazione quello che ormai ci governa al posto dell’antico principio di realtà. Le finalità sono scomparse: sono i modelli che ci generano. Non c’è più ideologia, ci sono soltanto dei simulacri.”(1976).

COSTA 3Dovremmo chiederci se questa “indeterminazione” e scomparsa della realtà non sia un modo per fuggire da essa stessa. Aspetto, quest’ultimo, che potremmo correlare ad una dimensione psichica peculiare, nota come “anaffettività” ovvero l’ “incapacità di provare emozioni e/o, l’incapacità di avere accesso alle emozioni, che-il soggetto- non riesce a far emergere più per paura di restare feriti che per effettiva assenza di sentimenti”  afferma la D.ssa Sabrina Ulivi, del centro Clinico Ulivi di Pistoia.  Non si tratta di una patologia, bensì di un qualcosa che affonda le sue radici nel proprio vissuto, negli ambienti, contesti e rapporti con cui si entra in contatto sin dal nascita; per cui il contesto sociale si pone come incubatore del distacco verso l’altro e verso se stessi. Il che, ci potrebbe portare a fare tesoro delle posizioni di Halbwachs oggi più che mai, nella società delle anaffettività, in cui si preferisce sfuggire a da ciò che si prova. Si tratta di una questione complicata e allarmante, visto che questa “anaffettivività” si sta propagando dalle collettività verso gli individui  poiché gli “(…) elementi espressivi, ben raggruppati e graduati, riescono a risvegliare una convinzione profonda, un’illusione completa che si accompagna con i sentimenti, e che in qualche modo li crea interamente, così come il gruppo o la comunità li prova in comune e vuole imporli ai suoi membri”( Halbwachs 1947). Sarebbe necessaria un’azione capace di stimolare alla ri-scoperta dell’interazione tra ego e alter, per ri-educare alle emozioni. Una sorta di ritorno a ciò che era tanto familiare, e che per tali ragioni, è diventato paradossalmente, perturbante… Forse dovremmo sposare quanto ci ricorda Carl Gustav Jung “Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento”.

                                                  DAVIDE COSTA

Dott. Davide Costa, Sociologo

 

 

 

 

Bibliografia

Baudrillard (1976),  Lo Scambio simbolico e la morte.

Halbwachs M. (1947) “L’espressione delle emozioni e la società trad it. In “I viaggi di Erodoto”, 4 settembre-dicembre 1996.

Heidegger M.(1927) “Essere e tempo”.

Fotografie di Anna Rotundo:

1 “Etna”.

2 “Cimitero monumentale della Certosa di Bologna”.

3 “Rainbow”.

4 “Ricordo”.

 

 

 


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