BIANCHI O DI COLORE, GLI IMMIGRATI SONO UOMINI E NON BESTIE

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latella 14 luglio 2017Non è bella, anzi è dura, la vita dei ministri del Governo giallo -verde, soprattutto quando, prima di parlare, sono costretti a consultare il contratto firmato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, tutor del primo governo di questa XVIII legislatura. Nulla di personale nei confronti del leader di M5S e del capo della Lega i quali, per certi versi, sono simpatici, soprattutto   quando uno dei due dice una cosa e l’altro, “democraticamente”, corregge il tiro con un concetto opposto e con un sorriso tutto da decodificare.

Se la Torino – Lione per i nipoti di Peppe Grillo non “sa da fare”, per gli eredi di Umberto Bossi, invece, si tratta di un’opera strategica. Il confronto tra opinioni diverse fa parte della democrazia. In futuro… se sono rose fioriranno. Una delle tante leggende politico -parlamentari accredita la presenza di un sistema di fact checking per un rigido controllo della comunicazione prodotta dall’uno e/o dall’altro partito dell’attuale maggioranza. Dal controllo sarebbero esclusi, almeno in questo primo tratto di convivenza (destinata, dicono i politologi, a non durare molto) Matteo e Luigi (chiediamo scusa per il tono confidenziale).  Al momento sono legittimati a governare perché democraticamente eletti dalla maggioranza degli italiani che hanno inteso punire le precedenti élite politico- governative accusate dai  cittadini  di tradimento.Se il ministro Tria appare prossimo alla diffida, il suo collega degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, per la commemorazione delle vittime della sciagura mineraria di Marcinelle, avvenuta nella cittadina belga nel 1956 ( 262 i morti tra cui 136 italiani) è stato sanzionato con un cartellino giallo da parte dei giudici VAR: i capigruppo alla Camera e al Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. “Non dimentichiamo – il fallo da cartellino commesso dal Ministro degli Esteri – che Marcinelle è una tragedia dell’immigrazione, soprattutto ora che tanti vengono in Europa. Non sottostimiamo la difficoltà di gestire un tale fenomeno, ma non dimentichiamo che i nostri padri e nonni erano migranti”. Parole che hanno prodotto l’effetto di un’altra scossa di assestamento marcinelle.

La storia dell’immigrazione italiana registra flussi di regolari come di clandestini sia verso l’Europa che oltre Oceano. Come in passato, anche oggi milioni di persone   aspirano ad ottenere una migliore condizione socio -economica diversa da quella vissuta nei loro paesi di origine.  Sono attratti dal cosiddetto modello occidentale. È vero, i profughi sono la parte minoritaria di questo grande esodo del Terzo millennio, il resto fa parte del contingente di migranti economici che come gli oltre 45 milioni di Europei che tra fine ‘800 e inizi del ‘900 (e tra questi italiani del Mezzogiorno e anche di altre regioni come il Veneto) abbandonarono la loro terra e le loro famiglie in cerca di una migliore condizione di vita e di lavoro. L’esistenza dell’emigrante – gli italiani lo hanno sperimentato sulla loro pelle-  neanche allora è stata facile. Il business dell’immigrazione è esistito anche in passato. I meridionali, le cui braccia hanno contribuito alla ricchezza di paesi oltre confine o regioni del Nord del Paese, hanno dovuto sopportare un trattamento disumano: rifiutati, sfruttati, umiliati (“le case non si affittano ai meridionali…”), incarcerati perché clandestini, rimpatriati perché il mercato del lavoro di paesi come la Francia e la Svizzera era saturo.

Caporalato 1Noi siamo stati testimoni di quanti, aiutati dalla famiglia e dagli amici per l’acquisto di un biglietto, salivano sulla “Freccia del Sud” con la loro valigia di cartone e dentro poche cose e tante speranze. Scesi alle stazioni di Milano, Torino, Genova dovevano accontentarsi di dormire da un parente o amico, nel cantiere o sotto qualche ponte, pronti per il mattino seguente a fare lavori che gli indigeni rifiutavano. E quando i feretri dei morti sul lavoro rientravano nei luoghi d’origine le famiglie non avevano neanche i soldi per una piccola lapide che segnasse il luogo della sepoltura. Carne da macello sono stati i nostri emigrati, carne da macello sono gli immigrati africani che lavorano la terra a Rosarno come a Foggia, dalla Campania come in altre regioni che hanno bisogno di braccia per l’agricoltura, l’edilizia e per altre attività lavorative che non trovano manodopera. Altro che rubare il lavoro agli italiani, che non si rendono conto che l’era del posto fisso è finita da un pezzo.

foggia-incidente-braccianti 1 Negli ultimi dieci giorni, in Puglia, sono morti ben 16 immigrati africani che usavano le loro braccia per una ventina di euro al termine di una giornata di 10 ore, al lordo della tariffa spettante al “caporale” e per pagarsi il viaggio dalle baraccopoli ai campi di pomodori.  Un viaggio, stipati come bestie, a bordo di vecchie sgangherati furgoni che spesso si trasformano in bare.

La dignità umana non ha colore della pelle, nazionalità, credo politico o religioso: questo dovrebbe convincerci che tutti noi siamo cittadini di una sola patria: la terra.

                         Antonio Latella

              giornalista professionista e sociologo

             presidente nazionale dell’Associazione  Sociologi Italiani

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