Alcune riflessioni ai tempi del coronavirus

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Supermercati vuoti, strade deserte, quarantena… Sembra la trama di un film di fantascienza, eppure è reale tutto  ciò, forse troppo… Isteria di massa? O prevenzione? Esagerazione? O tutela delle collettività? Chi può dirlo! La sociologia, per la sua stessa natura, impone di non esprimere giudizi di valore, al contrario, il sociologo ha il compito di riportare quanto accade con una visione quanto più oggettiva possibile.

 Eppure, è come se questo “coronavirus” stia diventando qualcosa di più rispetto ad un agente patogeno… Dilagano i virologi da tastiera, le fake news e i medici specializzati nella branca del “click” online.

CORONAVIRUS 2Nonostante ciò, tutti siamo presi, ancora una volta, da una corsa irrefrenabile, verso il consumismo. Perché questa epidemia, è figlia, degli estremismi della nostra cara web society! Il cosmopolitismo, da filosofia di vita, sembra diventato una vera e propria variante di un disturbo ossessivo compulsivo, per il quale, è necessario essere costantemente in movimento pur di sentirsi vivi! Gli aeroporti, e non solo, sono costantemente inondati di orde infinite di persone desiderose di varcare i confini della propria sfera socio-ambientale. E’ per tali ragioni che siamo dominati dalla reticolarità, cioè da un crescente numero di flussi umani e di nodi, con i quali ridefiniamo il concetto di vicino e lontano. Concetti che sono particolarmente vantaggiosi per la diffusione di un qualsiasi virus.

Nel momento in cui “la terra sotto i piedi” inizia a mancare, cerchiamo un porto sicuro negli oggetti quotidiani e/o verso determinate categorie di soggetti, per il mero desiderio di trasporre su altri campi la propria preoccupazione verso l’ignoto. Infatti, in queste settimane regna sovrano il “Ban-opticon”, ovvero il sistema di sorveglianza messo a punto da Didier Bigo con lo scopo ultimo di “bannare”, “escludere” o “isolare”, nel suo modello, i cosiddetti marginali globali, nel nostro caso i globali, persone globalizzate! E come nel Ban-opticon, anche nelle diverse città  domina la profilazione, ovvero la creazione di un elenco di una serie ampia e variegata di variabili, combinate per individuare la  platea di coloro che dovranno essere  sottoposti ad una specifica forma di sorveglianza.CORONAVIRUS 3

(…) Ma un concetto analogo emerge anche da una più vasta analisi teorica sui modi in cui le attività sempre più coordinate al livello internazionale dei gestori del disagio-come polizia, funzionari di frontiera e compagnie aeree-creino una nuova “(in)sicurezza globalizzata”(Lyon, et. al, 2013). Perché il problema più grave, quando nulla appare chiaro, è la ricerca di maggiore sicurezza che genera ancora più insicurezza che a sua volta alimenta ancora di più la richiesta di interventi, i quali però, paradossalmente appaiono insufficienti e/o inefficaci, e la percezione di instabilità si espande più velocemente dei casi di effettivo contagio. In questo senso, Urlich Beck e la sua nozione di metamorfosi, intesa come il mutamento di un qualcosa che diventa tutt’altro, sosteneva “(…) di fronte al rischio globale, la metamorfosi crea un divario tra le aspettative e la percezione dei problemi(…). Nel vecchio quadro di riferimento quelle istituzioni funzionerebbero perfettamente, ma nel nuovo non più(…) dunque, (…), le istituzioni funzionano e al tempo stesso falliscono”(Beck 2016). In effetti è proprio così, lo stato non è in grado di gestire la situazione, così si spera che le regioni possano sopperire alle carenze nazionali, per cui ogni forma di intervento messo in atto, si trasforma in una costante relazione tra azione e retroazione incapace di garantire, o quanto meno soddisfare mediamente, le esigenze di una collettività.

Dobbiamo rammentare, poi, un ulteriore aspetto, ovvero quello dell’induzione alla paura, al timore. Ogni programma elettorale, sottende una sorta di agenda setting della paura, che alimenta il sospetto, l’istinto guardingo dell’individuo e dell’intera società, sulla base molto spesso, di semplici pregiudizi o luoghi comuni; “armi” al servizio dei governi per mantenere e garantire l’ordine, infatti “Notiamo come, molto saggiamente, ben di rado i mercati offrono cure o medicine preventive contro le catastrofi naturali, quali terremoti, tornado, inondazioni o valanghe; le promesse di protezione si incentrano di norma su pericoli creati artificialmente. Questi ultimi presentano un chiaro vantaggio rispetto ai primi, in quanto consentono di tagliare le paure a misura delle cure disponibili, anziché viceversa”(Bauman, 2003). Sull’artificialità e la genesi del coronavirus, è meglio lasciare la parola agli esperti del settore!

E’CORONAVIRUS 4 così questo virus, questo agglomerato di sostanze privo di una propria vita autonoma, diventa una sorta di weltanschauung, di visione del mondo, di lente, che ci consente di poter cogliere variabili, non inedite poiché  sono endogene al sistema, ma fino a prima celate da uno spesso strato di indifferenza, e cioè il ruolo e la rilevanza del senso civico, che entra completamente in conflitto con  l’individualismo sfrenato che domina le società post-moderne. Senso civico, che dovrebbe guidare l’agire di ogni attore sociale con la consapevolezza che ogni azione ha una ricaduta sul piano collettivo, alla stregua della famosa conferenza di Lorenz intitolata “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?”(1979). Eppure non è affatto così, l’autoreferenzialità mescolata alla paura e all’individualismo, stimolano all’indifferenza verso il “bene comune” mentre diviene centrale esclusivamente il “mio bene”. Si tratta di aspetti che si collocano in un contesto singolare, perché il timore è tale che il processo di privatizzazione, e quindi di ricerca autonoma di risorse di protezione è tale, da  favorire solo chi dispone di determinate risorse economico-finanziarie. In questi giorni, ad esempio, il prezzo di un noto presidio per l’igiene delle mani, è aumentato in maniera considerevole, divenendo così, un bene accessibile soltanto per chi dispone delle risorse richieste. Ecco, dunque, che ritorna in maniera preponderante la nozione di “mercato della sicurezza”(Pitch 2008), che accentua le disuguaglianze e i conflitti interni ad ogni società.

Siamo governati, così, da una sensazione di incertezza, in cui tutti siamo portati a dire “Non capisco più il mondo: è l’affermazione su cui si troverebbe d’accordo la maggioranza delle persone di ogni parte del globo. E con ragione. Il nostro mondo è attraversato da un vero e proprio processo di metamorfosi: non è cambiamento sociale, non  è rivoluzione, non è crisi. La metamorfosi è una modalità di cambiamento della natura dell’esistenza umana. Chiama in causa il nostro modo di essere nel mondo”(Beck 2016).

Sarà forse questo fantomatico coronavirus ad essere il vero vettore di una nuova metamorfosi delle società contemporanee?

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      Davide Costa-Sociologo        

 

Bibliografia

Bauman Z., 2003, La società sotto assedio, Laterza, Roma-Bari.

Beck U., 2016, La metamorfosi del mondo, Laterza, Roma-Bari.

Lyon D e Bauman Z., 2013, Il sesto potere, Laterza, Roma-Bari.

Pitch T., La società della prevenzione, 2008, Carocci editore-Roma


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