Accoglienza a Riace: l’amarezza di Mimmo Lucano nel “caffè” di Massimo Gramellini

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MIMMO LUCANOPochi secondi dopo aver inforcato gli occhiali, l’orologio a pendolo di casa batte le sei. Inizia un’altra giornata. È ancora buio: le luci della dirimpettaia Sicilia fanno da cornice al mare dello Stretto agitato dal vento di Maestrale che, come un pittore, disegna sulle onde frotte di palombelle bianche che si rincorrono e un attimo dopo scompaiono all’infinito. Anche sulla sponda di questo tratto di Mare Nostrum, che i versi del poeta Pascoli indicavano come il punto “dove le onde greche vengono a cercare le latine”, giungono uomini di altre civiltà in cerca di libertà o di una nuova condizione socio-economica.  Tante le carrette del mare o navi militari, con a bordo centinaia di disperati (uomini, donne incinte, bambini e minori non accompagnati), che abbiamo visto navigare verso il porto di Reggio Calabria, città ostaggio della malavita organizzata, della miopia della sua classe politica, degli stereotipi che frenano gli investimenti e dalla grande distanza con Roma.

is[6]Un buon caffè è quello che ci vuole anche perché la giornata si presenta più fresca rispetto alle previsioni meteo. Accendiamo l’IPad e ne viene fuori un caffè, come al solito della premiata torrefazione Gramellini, più gustoso degli altri giorni. Un espresso ristretto al punto giusto: di quelli che ti fanno svegliare completamente.L’odierno caffè del Corriere della Sera è l’occasione per un’ulteriore riflessione sul sistema dell’accoglienza agli immigrati. E ripropone la circostanza di quanto sia tagliente l’arma dell’avviso di garanzia e dell’uso che, in un sistema giuridico che lo ha eletto a garanzia del cittadino, ne viene fatto per distruggere la dignità di una persona, a maggior ragione se si tratta di un uomo pubblico.In questo tritacarne, da qualche mese, è finito Mimmo Lucano, sindaco di Riace, paesino della ionica reggina diventato modello internazionale di accoglienza e integrazione degli immigrati.

Nessuna interferenza o giudizio rispetto all’azione della magistratura o al diritto di difesa del sindaco Lucano, al quale deve essere garantita la presunzione d’innocenza fino a sentenza passata inImmigrati a Riace 1 giudicato. E non è detto che l’avvio di un’indagine porti alla celebrazione di un processo. La memoria non ci aiuta a focalizzare quando per la prima volta incontrammo Lucano: ricordiamo solo che era già sindaco e che nel corso di un suo intervento pubblico citò Zygmunt Bauman. Erano gli anni della nostra lunga esperienza televisiva con Telespazio Calabria e da studiosi del sociologo scomparso di recente fummo colpiti dall’attualità del suo pensiero rispetto al problema della condizione umana.Seguirono diversi nostri reportage mandati in onda nel programma “Filo Diretto” (trasmissione quotidiana da noi condotta tre volte a settimana) che dimostravano quanta solidarietà e umanità Riace riservasse (e tutt’oggi riserva) a persone portatrici di culture diverse dalla nostra.

Un modello laico di solidarietà che spezzò il monopolio confessionale nel sistema dell’accoglienza nei confronti degli ultimi provenienti da altre regioni del mondo. Il primo di questi appuntamenti televisivi mise in evidenza la celebrazione del Natale con uno spettacolo che vide protagonisti i ragazzi della scuola di Riace frequentata da italiani e immigrati.Le telecamere testimoniarono, per molto tempo ancora, il grande lavoro per agevolare la convivenza tra nativi e forestieri e giungere all’integrazione di quest’ultimi nella terra che li ospitava.  E se la rivista “Fortune” ha inserito Mimmo Lucano tra i 40 uomini più influenti del mondo vuol dire che, diversamente dall’Europa degli egoismi e dei muri, Riace è diventata un angolo di mondo dove non esiste alcuna distinzione tra appartenenti a razze, culture e religioni diverse. Tutto questo era ed è il paese nel cui mare furono rinvenuti i bronzi di Riace.Ma da quando l’accoglienza agli immigrati è diventata un business, il modello Riace, forse, ha incominciato a dare fastidio a quanti hanno approfittato della crisi provocata dai continui sbarchi per allestire decine di centri d’accoglienza che, in certi casi, sono stati una vera e propria negazione della dignità dell’uomo.Dignità che Mimmo Lucano sta difendendo con determinazione, al punto di restare al suo posto di sindaco per proseguire la ventennale opera di integrazione nei confronti di quanti non hanno più una patria.

Riace Murales

Ed è di pessimo gusto ipotizzare, come proposto da qualche parte politica, lo stop alla fiction televisiva con Beppe Fiorello, in onda dal gennaio 2018 sui canali Rai, che racconta il modello Riace e l’impegno di un sindaco che, come sostiene, ha perso tutto, finanche la famiglia. Ma che continua ad operare a favore di quei profughi che hanno bussato alla porta di un paesino del Sud ricevendo ospitalità e rispetto umanMimmo Lucano, ne siamo certi, è convinto che (come scrive Bauman in “Stranieri alle porte”)  tutti  siamo <<un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro apparente enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono la via maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale. Non ci sono alternative praticabili. La ‘crisi migratoria’ ci rivela l’attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune>>.

ANTONIO LATELLA FOTO MINI

   Antonio Latella, giornalista e sociologo (Presidente nazionale dell’Associazione Sociologi Italiani)


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